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cronache
dalle Ande al Rio Grande, senza lieto fine

Negli anni Settanta furono circa seicentomila gli argentini che fuggirono dalla dittatura rifugiandosi in Messico. Oggi il flusso migratorio è molto minore, ma per certi versi molto più drammatico.

Negli ultimi tre anni si calcola che il venti per cento dei 250mila argentini giunti in Messico come turisti non sia mai uscito dal Paese; c'è chi afferma che circa 150mila persone risiedano illegalmente nel Paese centramericano.

Molte ragazze (ma anche ragazzi) vengono assunte da agenzie di modelle, apprezzate per i loro tratti europei, poi finiscono per lavorare come accomapgnatrici e spesso terminano la loro avventura come intrattenitrici nei night-club vicini alla frontiera con gli Stati Uniti.

L'ultimo passaggio è la prostituzione.

E' una triste conseguenza della crisi economica in cui versa l'Argentina, un Paese che avrebbe, come ha avuto in passato, grandi possibilità di sviluppo ma che sembra incapace di uscire dal tunnel in cui è precipitato.

Le tappe quasi obbligate di queste ragazze, spesso irretite da mediatori senza scrupoli che le privano del passaporto o le obbligano con contratti capestro, sono prima i quartieri del divertimento della capitale, poi le città di frontiera, infine, per molte, l'ingresso illegale negli USA verso un intuibile destino.

Non sono solo le argentine ad essere avviate alla prostituzione. Nel corso di una retata della polizia messicana in un locale notturno, sono state fermate numerosissime ragazze straniere, molte delle quali provenienti dalla Repubblica Ceca, ma anche brasiliane, ungheresi, uruguaiane e ucraine (oltre alle immancabili argentine).

Erano state tutte arruolate da tre ex ballerine argentine ed obbligate a prostituirsi con i clienti del night in una vicina casa di tolleranza.

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