Poche volte ho visto sullo schermo un gentiluomo come David Niven.. Anche interpretando film di guerra ( I cannoni di Navarone ) David Niven rimaneva sempre sospeso tra il ruolo e le maniere garbate che erano insite in lui. Forse la scelta dei ruoli o la fortuna di incappare sempre in film che gli calzavano a pennello riusciva sempre ad interpretare se stesso. Che dire del film I due nemici in cui tutto il garbo delluomo duella continuamente con un Alberto Sordi impegnato ad interpretare litaliano disegnato dalla retorica post bellica. Classe, agilità interpretativa finezza nei modi: questo era David Niven e non mi riesce di vedere nellorizzonte cinematografico attuale qualcuno che gli si possa minimamente avvicinare.
Non per nulla nasce in Scozia e muore a Chateau-dOex in Svizzera, come dire nascere e morire con classe.
Nato in una famiglia di tradizioni militari, si trasferisce prima in Canada e dopo un breve periodo ad Hollywood. Contando di trovare in lui lemulo di un altro attore inglese, Ronald Colman, Samuel Goldwin lo ingaggia per la MGM.
Probabilmente mai avrebbe pensato di non trovare un emulo ma la scoperta di un grande attore che rimane nel ristretto ambito delle grandi figure del cinema mondiale. Dopo interpretazioni in film di scarso valore approda nel Giro del mondo in ottanta giorni tratto dal romanzo di Giulio Verne (1956) dove interpreta il personaggio di Phileas Fogg coadiuvato da un fedele assistente che riesce a districarlo dalle più intrigate situazioni.
Mi ricorda in maniera impressionante, pur con le diverse interpretazioni di classe, le avventure di Jeews cameriere fedele di Berto Wooster dellindimenticabile P.G Wodehouse di cui abbiamo scritto in passato. La sua filmografia è facilmente rintracciabile su internet.
Ha ottenuto un premio Oscar per il film Tavole separate (1958). Non disdegnò di interpretare con successo La pantera Rosa (1963), Assassinio sul Nilo, tratto dal romanzo di Agata Christie.
Mi rimane di questo grande attore unimmagine dolcissima di un fugace incontro a Roma quando, accompagnato da una signora elegantissima, alzava i suoi occhi celesti per ammirare le bellezze Michelangiolesche.