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spettacolo
il Vitellone che prese il treno
di Franco Olearo

Federico Fellini: nato a Rimini nel 1920, morto a Roma nel 1993.

Principali riconoscimenti ricevuti:

I Vitelloni (1953): nastro d’argento per la miglior regia
La Strada (1954): premio oscar come miglior film straniero
Le notti di Cabiria (1956): premio oscar come miglior film straniero
La dolce vita (1959): palma d’oro a Cannes
Otto e mezzo (1963): premio oscar come miglior film straniero e per la fotografia
Amarcord (1973): premio oscar come miglior film straniero.
Quinto premio oscar alla carriera: 1993.

Si può trovare un regista italiano che abbia avuto altrettanti premi internazionali e che sia stato all’estero parimenti apprezzato? La risposta è no.

Quante volte la televisione italiana negli ultimi tempi, ha riproposto i suoi film? Pochissime volte.

Quest’anno, nel decennale della morte, la rivista francese L’Express ha dedicato a lui un inserto speciale di 70 pagine.

E in Italia? Come mai, nel tempo,si è creata questa forma di disaffezione fra il pubblico italiano e questo suo indiscusso grande maestro?

Eppure all’inizio non fu così.

Discepolo attento di Rossellini, già nella sua prima trilogia della memoria, Luci della città (1952), Lo Sceicco Bianco (1952), I Vitelloni (1953), Federico aveva avviato una sua visione tutta personale, espressione di una autobiografismo fantastico e nostalgico (nostalgico perché lui, provinciale di nascita e di spirito, poco si adattava alla disumanizzazione delle grandi città come Roma) e di un interesse particolare per le espressioni artistiche popolari (l’ avanspettacolo, il romanzo a fumetti, ma sopratutto il circo) viste come dolente trasfigurazione della realtà.

Segue la seconda trilogia: La strada (1954), Il Bidone (1955), Le notti di Cabiria (1957), dove partendo da ambientazioni squallide e figure umane perdenti, svela il riscatto di una umanità autentica, capace di amare e di sognare. E’ anche il momento della sua consacrazione internazionale con la vittoria di due oscar. Agli occhi cinici e disincantati di oggi i personaggi rappresentati da Giulietta Masina possono apparirci patetici e moralmente semplici. Ciò che invece incantò gli spettatori di tutto il mondo fu la sua inventiva scenica al di fuori del comune ed una sostanza estetica e poetica quale non si era mai visto prima di allora.

Nel pieno della sua maturità artistica, Fellini scuote tutti con La dolce vita prima (1960) e otto e mezzo (1963) dopo. L’uscita de La dolce vita si accompagna a clamori di scandalo perché il film rivela senza reticenze, la caduta di valori della società italiana che sta affacciando negli anni sessanta, e si avvertono i prodromi della contestazione che sta per arrivare.. E’ il suo film che resterà più impresso nella memoria collettiva, grazie anche a sequenze ormai indelebili, come quella di Anita Ekberg che si bagna nella Fontana di Trevi. Tuttavia anche questo è un film autobiografico e la scena finale dove Mastroianni-Fellini, intontito dall’alcool dopo un’orgia durata tutta la notte, vede come in un sogno la dolce e fresca ragazza che lo chiama al di là della riva, rappresenta l’irraggiungibilità di una purezza ed una semplicità che non potranno più tornare.

Otto e mezzo (1963) non fa che riprendere, con piena e personalissima maturità espressiva, il tema della crisi di un uomo (di nuovo Mastroianni nei panni,guarda caso, di un regista che non riesce a finire il suo film) in preda ad una crisi esistenziale privata che si dibatte fra disillusioni, ricordi aspirazioni.

Apportatore del terzo oscar, otto e mezzo costituisce un poderoso magma inventivo ma già manifesta una tendenza ad un uso barocco di immagini fantastiche e ad un sovraccarico di segni.

Federico ha fatto altri film (tra cui alcuni ambientati nel passato: Fellini Satiricon (1969) e Il Casanova di Federico Fellini (1976) ) fino all’ultimo: La voce della luna (1990) ma ha sostanzialmente riproposto sé stesso, la sua nostalgia per un tempo passato, la sua inadattabilità al tempo moderno.

Dal ’90 non ha più fatto film, non perché gli mancasse l’energia per nuove iniziative ma perché nessun produttore se la sentiva di finanziare un nuovo progetto visto che gli ultimi erano stati un fallimento al botteghino.

Forse è questo il punto di forza e di debolezza nel rapporto fra Fellini ed il suo pubblico: genio indiscusso della cinematografia mondiale, dotato di grande sensibilità artistica in grado di darci immagini che nessun altro ci aveva dato prima, è stato anche troppo sensibile per riuscire ad uscire da sé stesso, per evitare di non rinchiudersi fuori da un mondo che stava perdendo ogni gusto per l’ironia leggera e forse, si stava distaccando inesorabilmente da quella visione morale, non bigotta, ma forse provinciale, forse piccolo borghese, che costituivano le radici della sua personalità.

Se con La dolce vita aveva saputo essere, come i grandi artisti, l’interprete di un mondo che stava cambiando, successivamente nei decenni successivi, quando è scoppiata la contestazione, abbiamo avuto l’autunno caldo ed il terrorismo delle brigate rosse, Fellini ha continuato a percorrere la sua strada di poeta (o di clown?) dolce e discreto.

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