Improvvisamente è comparso su il sole 24 ore il seguente titolo:
"Il differenziale di rendimento fra BTp e Bund dovrebbe collocarsi su valori dell'ordine dei 200 punti". È quanto sottolinea Bankitalia in un quaderno della collana «Questioni di Economia e Finanza». «Il recente andamento dello spread - si legge nello studio - è in larga parte riconducibile a fenomeni di contagio non legati alle condizioni di fondo del Paese».
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, di cui è stato reso noto l'intervento all'Europarlamento, sostiene la necessità degli acquisti di bond per la salvezza dell'euro.
Il CEO di FIAT esterna una propria riflessione circa la "luce in fondo al tunnel" che il Presidente del Consiglio Monti avrebbe visto, e dichiara che per i dati in suo possesso potrebbe non essere la fine del tunnel ma il faro di un treno che procede in senso contrario al nostro, e lascia immaginare quindi gli effetti dell'impatto.
Le considerazioni contenute nelle pubblicazioni della Banca d'Italia richiamate da il sole 24 ore rappresentano sicuramente un'ipotesi scolasticamente accreditata, e fanno riferimento ai fondamentali del Paese Italia : in base a questi fondamentali esprimono un giudizio circa il differenziale tra BTP e BUND decennali che si dovrebbe attestare a 200 punti base. I mercati disattenderebbero questo considerazioni; non è insensato chiedersi il perché.
Visto che è diventato di moda, facciamo anche noi una ipotesi di scuola: immaginiamo che il tasso attribuito ai BTP sia corretto e che non sia corretto quello attribuito ai BUND per eccesso di valutazione del merito. Se si aumentasse il tasso dei BUND fino al 4% con un differenziale di 200 punti base i BTP saremmo a tassi invariati rispetto ad oggi (6% circa). A questo punto quanto affermato dalla Banca d'Italia troverebbe piena corrispondenza con la realtà dei fatti. (SPREAD a 200).
L'ipotesi di scuola fa acqua? Sicuramente si, ma dove?
Fa acqua nella definizione stessa di differenziale. Chiunque sano di mente, anche con una cultura e conoscenza della materia economica limitata, ipotizziamo formata sulla spinta di normale e sana curiosità del buon padre di famiglia, non può negare che se si verificasse un fallimento di uno Stato Sovrano della UE tutti gli altri ne subirebbero un danno incalcolabile proprio per la stessa struttura con la quale è stata costruita l'Europa dell' euro , partendo in primis dagli aspetti commerciali ed economici.
L'unico caso in cui non si registrerebbero ripercussioni traumatiche, facendo sempre un'ipotesi di scuola, è un ordinato riassetto degli equilibri "monetari" all'interno della U.E. .
Detto in parole povere se i vari Stati dell'Europa cercassero di modificare l'attuale assetto unitario con l'uso della moneta unica "euro" e cercassero di riorganizzarsi con lo scopo di correggere gli effetti della enorme differenza esistente nella forza dell'economia dei vari Stati e cercassero di trovare della aggregazioni di Stati più omogenei, allora ci troveremmo a valutare lo spread per quello che effettivamente è: l'elemento di valutazione della convenienza finanziaria. Quando si valuta il rischio che presenta un'obbligazione (in questo caso BTP decennale) si tiene conto della quantità di tempo che deve trascorrere affinché chi compra l'obbligazione incassando le cedole rientra in possesso del proprio capitale. Quando in Italia i BTP venivano emessi al 20% , dopo 5 anni il capitale investito era completamente rientrato nelle tasche; senza dover ricorrere a una forzatura intollerabile si potrebbe affermare che il rischio dell'investimento in relazione al recupero del capitale durava 5 anni e sui successivi 5 anni si sarebbe concentrato il rischio di non vedersi riconoscere gli interessi pattuiti.
I sottoscrittori dei così detti "Tango Bond" dopo aver incassato per 5 anni interessi dell'undici per cento avevano recuperato buona parte capitale investito. Il vero danno l'hanno subito tutti coloro che hanno acquistato i Tango-bond quando l'Argentina, dopo aver tentato di frenare la svalutazione, con un ultimo eroico gesto aveva legato la valutazione del Peso Argentino al USD con la proporzione 1 a 1, e fu costretta ad ammettere che non era in grado di rimborsare il debito, avviando una procedura di concordato con i detentori del Tango-bond. In quell'epoca, circa 10/12 anni indietro, nessun operatore poneva la stessa attenzione maniacale che si pone oggi per quanto riguarda gli SPREAD. Oggi l'attenzione è maniacale, ma l'approccio alle problematiche sottostanti è altrettanto superficiale. Lo spread tra titoli decennali era sconosciuto ai più prima del settembre 2011, mentre sarebbe dovuto essere da almeno dieci anni un elemento di valutazione, viste le esperienze maturate con la vicenda dei tango-bond. Oggi l'approccio è maniacale, non manca ora della giornata durante la quale non ci sia un personaggio pubblico che esprime un proprio giudizio sullo spread. Dobbiamo tuttavia riconoscere che ancora oggi lo spread è un illustre sconosciuto. E' un po' come se si stesse realizzando un progetto di una imponente costruzione con tecnici internazionali i quali non si sono messi d'accordo sull'unità di misura e ognuno progetta e disegna utilizzando l'unità di misura utilizzata nel proprio Paese senza avvertire gli altri percui leggendo sui progetti 1 c'è chi pensa ad un metro e chi pensa ad una yard. Tra i politici, giornalisti e purtroppo tra personaggi che si accreditano come economisti o esperti della materia dilaga il vezzo di utilizzare unità di misura del rischio, ma anche altro, senza specificare bene e si potrebbe sospettare fortemente senza conoscere profondamente i meccanismi. La domanda che si dovrebbe porre un operatore di provata e qualificata esperienza è la seguente : in che misura lo Spread tra Bund e BTP decennali rappresenta il rischio di una modifica del quadro monetario europeo? In altre parole: esiste la possibilità che prima di dichiarare che il debito non verrà rimborsato uno Stato sovrano tenti di salvare la propria reputazione , magari ricorrendo ad una retromarcia rispetto al piano di unificazione europea? Quando si disserta circa la permanenza o meno della Grecia nell'Euro si parla di una possibilità reale o è aria fritta? E' ipotizzabile che la Grecia prima di dichiarare che non è in grado di rimborsare (perché parlare di fallimento di uno Stato Sovrano come si parla di fallimento di un'impresa è una colpevole semplificazione come è una colpevolissima semplificazione parlare genericamente di spread) tenti di provare a risolvere i propri problemi ricreando le condizioni esistenti prima che questi venissero evidenziati, le stesse condizioni esistenti prima dell'adozione della moneta unica. L'adozione della moneta unica ricorda molto da vicino la scelta che operò l'Argentina legando il valore del Peso al USD, con la complicazione che legare la dracma ad una moneta creata a tavolino è stato molto più complicato. Una ulteriore complicazione che già nel momento stesso della determinazione dei "concambi" ha fatto vittime e determinato piccoli squilibri, che nel tempo si sono sommati fino a determinare la situazione attuale, con la Germania che può far valere la sua competitività indisturbata dalla concorrenza europea neutralizzata dall'uso della moneta unica. (molto, ma molto semplificando le ormai famose svalutazioni competitive a cui ricorreva l'Italia quando c'era la lira).
Tuttavia stiamo parlando di "aria fritta" : i veri problemi e soprattutto le soluzioni stanno completamente da un'altra parte, per il solo fatto che se fosse risolutivo isolare il problema e ricercare la soluzione in ambito strettamente Europeo significherebbe che i milioni di morti e la distruzione dei conflitti non ci hanno insegnato assolutamente nulla. Come in occasione dei conflitti che iniziarono tra Stati europei che poi diventarono mondiali, la soluzione ha un ambito mondiale, perché il problema è mondiale. L'evoluzione che sta avvenendo nella dinamica della crisi (crisi che via via nel tempo è stata chiama in modo diverso :finanziaria, di fiducia, economica, del debito degli Stati...) porterà ad identificarla con un altro appellativo: crisi delle "Banche Centrali"; a quel punto la soluzione sarà sotto gli occhi di tutti, perché è la grande differenza esistente tra BCE e FED che ha permesso al mostro (la crisi) di alimentarsi e di spostarsi territorialmente e per settori. Quando si smetterà di guardare il dito e ci si accorgerà che ci stavano indicando la luna e si capirà che non può esistere una moneta senza una Banca Centrale che ne garantisce la produzione; quando si capirà che la moneta per circolare deve avere un primo soggetto che la mette in circolazione e che quindi la spende a fronte di un servizio, quando qualcuno avrà l'umiltà di andare in una biblioteca e chiederà di vedere un testo sull'origine della moneta e sopportando il fastidio della polvere riuscirà a leggerlo attentamente analizzando i semplici passaggi si renderà conto che considerare il bilancio di uno Stato Sovrano come il bilancio di una famiglia è alla base della creazione del "Mostro". L'effetto di questa considerazione che ormai ha attanagliato l'Europa è aggravato dal fatto che questa considerazione è considerata valida solo in Europa, mentre al contrario in America il bilancio dello Stato è considerato come tale e non assimilato o peggio equiparato a quello della famiglia. Ma la differenza fondamentale tra BCE e FED è quella che trasformerà l'attuale crisi in crisi delle banche centrali. Finalmente si sta prendendo coscienza del fatto che mentre la BCE ha per scopo la stabilità dei prezzi in area euro e quindi il controllo delle dinamiche inflattive, la FED ha per obbiettivo la piena occupazione. Anche in questo caso la superficialità ed il vezzo di dissertare di problemi complessi senza conoscerne la portata ha permesso che si discutesse della differenza delle azioni delle due banche centrali in tema di tassi : la FED li ha usati per stimolare l'economia abbassandoli fin oltre quello che era apparentemente necessario, al contrario la BCE ha sempre tenuto i tassi notevolmente più alti per scoraggiare la tendenza alla svalutazione dovuta all'eccesso di domanda: altro luogo comune che sarà ricordato sui libri di storia. Basterebbe ragionare sul fatto che se a fronte di una domanda crescente di beni e servizi corrisponde una crescente offerta di beni e servizi in luogo dell'aumento dei prezzi ci sarà un aumento dei volumi (PIL) con tutto quello che ne consegue per quanto riguarda il rapporto con il debito sovrano. Ci sarebbe in poche ore l'effetto della tanto declamata fase due (in ambito italiano): lo sviluppo o molto più poeticamente "Cresci Italia".
articolo pubblicato il: 06/09/2012 ultima modifica: 03/10/2012