TEATRO ARGOT STUDIO
12 febbraio | 3 marzo
Doppia effe Production e Il suonatore Jones
in collaborazione con Argot Studio
presentano
PRIMA DI ANDAR VIA
di Filippo Gili
regia Francesco Frangipane
con
Giorgio Colangeli
Filippo Gili
Michela Martini
Aurora Peres
Vanessa Scalera
musiche originali Roberto Angelini
Scenografia Francesco Ghisu
Luci Beppe Filipponio
costumi Biancamaria Gervasio
Torna in scena, al Teatro Argot Studio di Roma, dal 12 febbraio al 3 marzo, lo spettacolo rivelazione della scorsa stagione, "Prima di andar via". Il dramma accompagnato dalle musiche di Roberto Angelini e diretto da Francesco Frangipane è tratto dall'omonimo film di Filippo Gili che ne ha curato anche l'adattamento teatrale. Lo spettacolo, composto da un cast d'eccezione, è anche l'occasione per assistere alla coinvolgente interpretazione di un grande attore come Giorgio Colangeli.
La storia racconta di una bella famiglia unita. Una normale famiglia felice. Una tranquilla cena familiare che si trasforma in tragedia a causa di un inaspettato annuncio. Un appartamento situato al centro della scena con il pubblico disposto su due lati. Cinque personaggi accerchiati che si fronteggiano come pugili su un vero e proprio ring. Un figlio, interpretato dallo stesso Filippo Gili, che affonda il primo colpo. Inaspettato. Impensabile. Padre, madre e sorelle che accusano il colpo, un colpo tremendo che va a segno. E barcollano, arrancano, indietreggiano fino all'angolo, cercano di riprendersi e reagiscono, lo attaccano, lo scuotono, ma senza riuscire a colpirlo. Una notte drammatica dove, colpo su colpo, si confrontano/scontrano padre e figlio, madre e figlio, sorelle e fratello in un viaggio ora violento ora tenero nelle mille sfumature della psiche e dell'animo umano.
Dalle note di regia:
"Prima di andar via" rappresenta la prima tappa di un intenso percorso drammaturgico e teatrale in cui si vogliono affrontare grandi temi universali, come la vita e la morte, il destino e il libero arbitrio. qui la morte viene vista come possibilità di salvezza e il protagonista la invoca in nome della libertà e della volontà di poter essere artefice del proprio destino, assumendosi la responsabilità degli effetti devastanti che questa scelta provocherà nelle dinamiche sociali, e in particolare nel luogo in cui si è scelto di focalizzare l'attenzione: la famiglia. un microcosmo che ci permette, proprio grazie alla riconoscibilità di situazioni familiari quotidiane, di predisporre il pubblico ad un meccanismo automatico d'immedesimazione e di catarsi. Tutto ciò facilitato da un'idea di allestimento che vuole tenere il pubblico dentro la scena, che accompagna lo spettatore per mano dentro la storia stessa e lo induce a condividere le emozioni dei personaggi, tanto da farsi carico delle domande e dei dilemmi che travolgono i protagonisti.
(Francesco Frangipane)
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articolo pubblicato il: 10/02/2013