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storia
l'uomo che prevedeva la storia

Oltre che politico e militare, Winston Churchill fu anche un grande osservatore degli avvenimenti precedenti la Seconda Guerra Mondiale. Nelle sue memorie (avvincente reportage fiume che gli valse il Premio Nobel per la letteratura nel 1953) l'autore insegna alle generazioni future molto di più dell'orrore per la guerra.

Churchill racconta come l'avversione generata dagli europei per la guerra, dopo la carneficina del 1914/18, avesse tolto ai leader delle nazioni vincitrici la capacità di rendersi conto di come si stesse preparando una carneficina maggiore.

Il risentimento di francesi e inglesi nei riguardi di austriaci e tedeschi aveva fatto in modo che a Versailles fosse stato redatto un trattato di pace inutilmente vendicativo e capace solo di generare odio nei vinti.

Le riflessioni dell'uomo politico emarginato ma non intenzionato a tirare i remi in barca (prima che fosse chiamato a Downing Street) aiutano a comprendere alcuni aspetti ricorrenti nelle relazioni tra gli Stati nel sistema internazionale.

La Società delle Nazioni, sognata e voluta dal presidente americano Woodrow Wilson, non era strutturata in modo da poter prevenire i conflitti. L'ONU, che ne prese il posto, con tutti i suoi limiti riesce in un modo o nell'altro a mantenere quel dibattito multilaterale e alla luce del sole che Churchill aveva previsto potesse essere l'unico modo di operare di un consesso internazionale.

Famosi sono rimasti alcuni suoi enunciati, come quello in cui affermava: "Chi si rifiuta di lottare per il diritto quando può vincere senza versamento di sangue, chi si rifiuta di lottare quando la vittoria è certa e non costa troppo, spesso è poi costretto a lottare in mezzo alle avverse condizioni". Sua la definizione, del 1945, che la guerra appena conclusa dovesse essere definita la guerra inutile, per la quantità di occasioni perse per evitarla.

Le pagine sulle battaglie sono un esempio di giornalismo di alta scuola, appreso in gioventù quando Churchill faceva il corrispondente di guerra. I suoi resoconti erano incentrati sull'Impero britannico, visto come l'ombelico del mondo, anche se qua' e là l'autore metteva in evidenza con arguzia di essere cosciente di questo limite. Parlando degli Stati Uniti, ricordava come nel 1931 fosse stato investito da una macchina a New York perchè "dimenticavo che laggiù le macchine circolano contromano".

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