Bisogna andare indietro di almeno un secolo con la storia per incontrare guerre nel Sud America (se si esclude la guerra delle Falkland-Malvine, ma l'Argentina non aveva di fronte un Paese sudamericano).
Le ultime furono quella tra Ecuador e Perù, finita con la perdita da parte dell'Ecuador di metà del suo territorio (stranamente la firma dell'accordo di pace, con l'accettazione dello status quo è avvenuta solo pochissimo tempo fa) e quella tra Bolivia e Paraguay, con la perdita da parte di quest'ultimo Paese di ricchi giacimenti di minerale e un enorme depauperamento della popolazione maschile. Ciò non significa che motivi di attrito non ce ne siano (non molti anni fa la santa Sede mediò tra Cile ed Argentina, per evitare un probabile ricorso alle armi).
Forti motivi di contrasto si registrano di questi tempi tra Brasile e Paraguay. Il Presidente paraguaiano Nicanor Duarte avanza diversi rimproveri al Brasile.
Il primo è che il Brasile paga solo duecentosettanta milioni di dollari all'anno per usufruire dell'energia elettrica prodotta dalla centrale di Itaipu.
Il secondo è dato dalla creazione di un fondo di investimento di cento milioni di dollari, settanta dei quali a fondo perduto da parte del Brasile, che il Vicepresidente paraguaiano Luis Castiglioni ha definito "briciole".
Il terzo è che un numero imprecisato di brasiliani (si dice mezzo milione) vive in Paraguay, un Paese che supera di poco i cinque milioni di abitanti. Secondo Duarte si tratta di gente senza scrupoli che attenta alle aree di preservazione ambientale.
Itamaraty (la Farnesina brasiliana) non è affatto d'accordo con questi reclami, accusando il governo paraguaiano di non dar conto al proprio popolo di come vengano spesi i soldi guadagnati con la centrale di Itaipu e, per quanto concerne il terzo punto, lamenta che gli impresari brasiliani del settore agropecuario che operano nel Paese confinante sono soggetti a continue vessazioni, con difficoltà di ogni genere nella registrazione delle proprietà e con continue multe per supposte violazioni ambientali, spesso pretestuose.
Vi sarebbe poi una quarta questione, ma questa, al contrario, è fonte di irritazione non per Asunción, bensì per Brasilia. Si tratta di quattrocento milioni di dollari offerti dal Segretario alla Difesa statunitense Donald Rumsfeld per progetti di cooperazione militare nel corso di una sua visita lampo nel Paese. Ufficialmente gli Stati Uniti parlano di aiuti per combattere le violazioni sulla proprietà intellettuale e sul copyright, particolarmente diffuse in Paraguay, ma il nervosismo brasiliano resta intatto.
Il Brasile vede gli aiuti americani al Paraguay non solo come la ricerca di sponde amiche nella continua diatriba con il Presidente venezuelano Hugo Chávez, ma soprattutto un convincente strumento per combattere l'obiettivo perseguito con determinazione dai brasiliani di assumere la leadership nella regione.
Non mancano ulteriori motivi di dissenso, come la costruzione di un secondo ponte sul Paraná tra la località brasiliana di Foz do Iguaçu e Ciudad del Este in Paraguay. Già ci sono problemi con il primo ponte, attraversato quotidianamente da contrabbandieri più o meno tollerati che riforniscono i mercati brasiliani di materiale elettronico, ma la costruzione del secondo sarebbe impossibile solo confidando nei diritti di pedaggio, per cui sará possibile costruirlo solo se il governo brasiliano se ne assume il costo.
Infine, non sta andando avanti la promessa di ristrutturare i carri armati dell'esercito paraguaiano perché il Ministero delle Finanze brasiliano non autorizza, per mancanza di denaro, quello della Difesa a compiere l'opera.
Come si può vedere, motivi di frizione e contrasto tra i due Paesi ce ne sono abbastanza, ma non certo di tale gravità da far ipotizzare una soluzione armata in cui, tra l'altro, "non ci sarebbe partita", date le rispettive dimensioni dei due Stati.
Ma i contrasti non sono di oggi; ce ne furono, più o meno aspri, anche durante l'ultratrentennale presidenza del paraguaiano Alfredo Stroessner, il quale, come tutti i dittatori, era uso cercare veri o fittizi successi in politica estera per distogliere l'attenzione dagli insuccessi economici interni (ma l'argentino Galtieri ebbe la sciagurata idea di cercarli contro la dama di ferro Margaret Thatcher).
Per ironia della sorte l'anziano Stroessner (93 anni il 3 novembre prossimo) è oggi costretto a contemplare della sua casa di Brasilia i palazzi di quel potere che avrebbe visto cordialmente ridimensionato.