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editoriale
una "trappola" che le sinistre tentano di evitare
di Ada

Prevedere quel che puo' accadere nel campo della politica da qui a qualche mese soprattutto in vista delle elezioni e' impresa ardua anche per gli osservatori di solito piu' avvertiti. Quasi nessuno si sbilancia troppo anche se esistono sondaggi piu' o meno attendibili che darebbero nella primavera dell'anno prossimo una affermazione delle attuali opposizioni. E' chiaro a tutti che qualsiasi governo e maggioranza parlamentare dopo cinque anni sarebbero giustamente sotto il tiro di chi a torto o a ragione non ha visto realizzate le proprie aspettative e quindi potrebbe altrettanto giustamente decidere di cambiare ed esprimersi in tal senso con il voto: e' la democrazia, si dice, ed e' la prima regola del gioco. Sara' poi la campagna elettorale a formare e informare chi ha deciso il proprio convincimento o chi potrebbe ancora rimanere indeciso.

Potremmo allora dire che vincera' chi sbagliera' di meno e chi riuscira' a presentarsi agli elettori con uno schieramento e con un programma piu' persuasivi . Sembra un'ovvieta', ma non e' così e le grandi manovre di questi giorni da parte sia dell'attuale maggioranza sia dell'opposizione lo dimostrano a sufficienza. Vediamo il centrodestra. A fatica e con qualche ulteriore frizione si e' giunti ad una pax berlusconiana con il settore ex democristiano, ma con il sacrificio dell'esponente piu' riottoso con il segretario che si e' dimesso. Finora quindi le cose vanno abbastanza lisce. Ma per il futuro non si sa.

Quanto al centrosinistra la situazione sembra non ancora stabilizzata, con i socialisti che non appaiono piu' uniti di prima anche perche' il settore che gia' era a sinistra vorrebbe imbarcare in un unico "soggetto" politico il piccolo gruppo dei radicali anche loro in parte divisi. Va da se' che l'ingresso dei radicali nell'unione delle sinistre comporterà alcuni problemi al programma del candidato premier, mentre la stessa presenza degli stessi ad un tavolo comune delle sinistre non e' gradita agli ex dc dello schieramento di Prodi. I radicali vogliono la difesa ad oltranza della laicita' dello Stato contro le interferenze della Chiesa, giungendo a chiedere la cancellazione del Concordato, rinnovato e firmato dal socialista Craxi alla cui politica si richiamano i socialisti dell'Unione. Un contrasto evidente che e' facile capire, ma che sara' complicato per Prodi inserire nel programma elettorale: gli stessi postcomunisti moderati, "scottati" per essersi fatti coinvolgere direttamente nell'ultima campagna referendaria dalle pressioni dei radicali, questa volta saranno probabilmente piu' cauti e cercheranno di non offrire agli avversari un facile argomento di polemiche. Ma le discussioni e le iniziative programmatiche non saranno certamente soltanto queste, come si vedra' nei prossimi mesi.

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