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politica estera
Brasile 2: Gotterdammerung
di Teddy Martinazzi

Il governo brasiliano si sta avviando sulla linea di un crepuscolo che durerà fino al giorno delle prossime elezioni, abbastanza vicine nel tempo ma troppo lontane per quella che sembra un'autentica agonia.

Il Paese sembra interessarsi poco alla sequela di scandali che sta travolgendo uomini politici di lunga e navigata carriera, ma non è così. La gente comune è abbastanza indignata e non è certo il "miracolo real" (che praticamente interessa a ben pochi) a far dimenticare l'immobilismo e la mancanza di iniziativa politica nell'affrontare riforme strutturali.

Se prendiamo in esame il settore agropecuario, di gran lunga il più importante per la bilancia commerciale brasiliana, vediamo che la disattenzione del Governo federale nei confronti di agricoltura ed allevamento sta portando a risultati disastrosi. Nel 2005 il settore avrà una riduzione di 15,9 miliardi di reais, con un prodotto globale di 144,7 miliardi di reais, contro i 160,65 del 2004.

Si tratta di cifre reali e non di propaganda, come quella che esalta la cosiddetta "Borsa famiglia", pubblicizzata come una rivoluzione copernicana che dovrebbe portare alla cosiddetta "Fame zero". L'iniziativa, partita con ambiziosi obiettivi, si va ad accompagnare ad altri programmi dai titoli icastici come "Borsa scuola" e "Borsa alimentare".

Finora, nonostante i roboanti proclami, questi programmi sembra siano fatti per ampliare il numero di funzionari e consulenti, mentre il cittadino comune rimane nella (probabilmente errata) convinzione che servano a rimpinguare le borse personali dei corrotti, quando la propria resta desolatamente vuota. Se continua così, l'istituto della rateizzazione (che permette la sopravvivenza della figura del consumatore brasiliano) che già oggi è diffusissimo tra le categorie merceologiche più disparate, finirà per approdare anche in panetteria.

Il fatidico 28 ottobre (del 2002, naturalmente), nel corso del suo primo proclama alla Nazione, il neoeletto Presidente promise una "lotta implacabile" alla corruzione. Un'organizzazione non governativa internazionale sulla Trasparenza stila periodicamente l'indice della percezione del cittadino medio del grado corruzione del proprio Paese. Il Brasile è sceso da un punteggio di 3,9 ad uno di 3,7, in una scala da 0 a 10 che ha nel 10 il punteggio di fiducia più alto. Secondo l'organizzazione, in Brasile la corruzione è "business as usual".

Tutto ciò dà la netta impressione del lungo crepuscolo di cui si parlava all'inizio. Buona parte della classe politica appare rivolta solo alla disperata ricerca di salvare le proprie posizioni, talvolta anche in preda al timore di incappare in qualche scandaluccio.

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