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attualità scientifica
i giganti volanti

Gli scienziati stanno cercando di capire quale potesse essere il massimo dell'apertura alare degli pterosauri, i rettili volanti vissuti ai tempi dei dinosauri ed immortalati nel romanzo "Il mondo perduto" di Arthur Conan Doyle.

Gli ultimi ritrovamenti hanno stabilito che ci fossero pterosauri con apertura alare di 18 metri (l'albatros, l'uccello oggi più grande al mondo, raggiunge i tre metri e mezzo).

L'enorme stazza non impediva al volatile di avere un volo leggero e grazioso, simile per qualche verso a quello degli alianti. Aveva ossa vuote e con all'interno sacche di aria ed aveva inoltre perso le squame del rettile, rendendo il corpo meno pesante.

Altre due particolarità erano che, da studi fatti sulle uova, fosse già in grado di volare al momento della nascita e che, a differenza di tutti gli altri animali, la crescita avesse luogo per tutto il corso dell'esistenza, per cui gli pterosauri più grandi ritrovati erano certamente gli individui più vecchi.

Le ali erano di tipo membranoso e saldate alle zampe, come quelle degli attuali pipistrelli, ed il becco molto allungato era simile a quello di alcune specie attuali di uccelli, anche se fino ad oggi non è stata rilevata alcuna parentela.

Lo pterosauro si divideva in diverse sottospecie, alcune munite di denti, altre no, mentre alcune sottospecie potevano vantare elaborate e vistose creste.

Il ritrovamento più antico risale a 220 milioni di anni fa, ma indubbiamente la cosa che più ha sorpreso i ricercatori non è stata la datazione, ma il fatto che le ali dell'animale crescessero da pochi centimetri a diversi metri senza che sorgessero problemi nella capacità di volo e nell'eleganza dello stile.

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