periodico di politica e cultura 2 dicembre 2022   |   anno XXII
direttore: Gabriele Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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opinioni e commenti

la ragione essenziale

di D. B. V.

nella stessa sezione:
Si andrà a votare – e ci si deve andare – per ragioni essenziali. Anzi, direi, per la ragione essenziale. In breve, stando alle previsioni e agli ormai mitici sondaggi, la coalizione nazionale di centrodestra (o destracentro, secondo le diverse ed ugualmente legittime letture) ha la possibilità di conseguire, in termini di seggi, una concreta maggioranza in entrambe le Camere; e pertanto di esprimere il governo.

Ciò si deve all’interazione di più fattori. La profonda e per ora irrimediabile crisi della sinistra, che non rappresenta più nulla di tradizionalmente ideologico ma neppure nulla di rilevante sul piano degli interessi sociali e popolari effettivi. L’impressionante sconquasso dell’economia, sul quale il “governo dei migliori” presieduto dal pur accreditato Mario Draghi non ha esercitato percepibili influenze di contrasto e risanamento. Con la punta d’iceberg del dramma energetico (che però, inutile continuare a tacerlo, è molto conseguenza di scelte politiche, nazionali e internazionali, che puntualmente paghiamo), l’angoscia di quasi tutte le imprese e praticamente di ogni famiglia, funestate dalla vertiginosa crescita dei costi, è acuta ed esige una netta svolta, per quanto difficile sia configurarla. Il “traino” d’opinione costituito dalla progressione in aumento del consenso potenziale verso la giovane leader Giorgia Meloni ha innescato un forte processo emulativo che sospinge il baricentro elettorale a destra, compensando qualche affanno di Lega e Forza Italia, che hanno avuto l’onere di presidiare l’area di governo, altrimenti lasciata alla torva comitiva del centrosinistra-sinistra. Per contro i neo-partiti minori che asseriscono di voler occupare il “centro”, sono in realtà cascami di centrosinistra funzionali al protagonismo di personaggi inaffidabili e bisogna sperare che non risultino particolarmente seduttivi. D’altra parte il dichiarato obbiettivo di quest’ultimi (far in modo che “non vinca nessuno” così che, di fronte al “pareggio”, Mattarella ci possa rifilare un altro governo commissariale di congregazione multicolore) è così triste e pernicioso che si commenta da solo.

Per queste ed altre componenti causali, fatto sta che la coalizione Meloni-Salvini-Berlusconi ed annessi ha l’opportunità di prevalere ed organizzarsi per guidare il “dopo”.

Può venire istintivo elucubrare già sul “dopo”. Comprese le preoccupazioni sulle mille insidie che il “regime” potrebbe inventare e gettare tra gli ingranaggi di un centrodestra, specie a trazione Fratelli d’Italia, al governo. Ma è una esercitazione inutile e psicologicamente intempestiva mentre con volontà si punta al risultato. Risultato che però non va mai dato per acquisito, posto che almeno tre simboli su quattro della coalizione non sono graniticamente attestati sulle loro percentuali; che il voto degli elettori tra i 18 e i 25 anni potrebbe variare parzialmente i dati per il Senato; che la riduzione del Senato stesso a soli 200 seggi, considerata la presenza “alterante” dei senatori a vita, obbliga chi vuol vincere davvero a conquistare un margine considerevole; che maggiore o minore successo otterrà chi, alla fine, riuscirà a portare realmente al voto i “propri” elettori e quel quasi 50% di aventi diritto che è restio dal votare o incerto sulle scelte…..ed altre variabili ancora.

Rebus sic stantibus – come diceva quello che aveva fatto la terza media – la ragione essenziale per dare il nostro contributo di elettori, è che l’occasione per le destre di accedere al governo con propria maggioranza è questa, è adesso. L’autobus, perfetto o meno, è quello che sta passando ora. Non ne passeranno altri, almeno in tempi brevi o medi, a chiamata. La Destra, nei decenni precedenti a questo, ha partecipato a vittorie, a semi-vittorie, a formule di governo; sempre però in ruoli secondari, con facoltà “attutite” ed evidenziazione controllata. Questa volta potrebbe acquisire l’onere e onore del protagonismo. Se ciò è galvanizzante per coloro che lo vivranno in prima persona, si può capire quanto moralmente impegni i pensieri di quanti – presenti o non presenti nell’ufficialità partitica odierna – hanno lavorato, sofferto, tenuto duro, creato, sperato affinchè le nostre idee, a titolo di consenso popolare, potessero misurarsi con le massime responsabilità del governo e delle istituzioni nazionali.

Il sistema elettorale vigente e la struttura dei partiti inducono a pretermettere sofisticate valutazioni circa le candidature, sia singole sia nel loro complesso. Com’è noto, attualmente i parlamentari sono designati dalle segreterie dei partiti, non scelti dagli elettori. Anche con leggi elettorali precedenti funzionava quasi allo stesso modo, adesso il sistema è totalmente bloccato: l’elettore è “incaprettato” tra proporzionale e uninominale maggioritario, può scegliere soltanto il simbolo. Ne consegue che in ciascuna delle circoscrizioni sappiamo già i nominativi degli eletti o più che altro rieletti. Ne potrà oscillare uno su dieci, secondo percentuali del voto di simbolo. Ciò detto, saranno sicuramente degne persone e dobbiamo augurare loro proficuo impegno nell’interesse dei nostri territori.

Il discorso, in tempi normali, potrebbe innalzarsi poi all’esame dei programmi, sia delle coalizioni, sia delle singole formazioni. Ma, lo volete credere?, questo dibattito ci impantanerebbe in controversie al momento irrisolvibili. Ciascuno di noi, me compreso, si troverebbe inapprofonditamente d’accordo con l’80-90% dei punti programmatici della coalizione che voterà. Ma è innegabile che il restante 10-20% è costituito da postulati tutt’altro che secondari, tutti da confrontare. Versiamo dunque in terreno di consenso complessivo, per certi versi condizionato, per certi altri versi a “geometria variabile”… E’ cinico dir così? No, è positivamente realistico. Così è la vita, amici, e così è anche la politica, specie quella di governo.

Anche sulle cose che si vorrebbe veder fare – e su come farle, con quali priorità e con quali risorse – converrà, col nostro voto, spingere il baricentro verso il corpus identitario che ci sembra globalmente più congeniale e verso la leadership che risulta più credibile per la sua traduzione in atti.

A questo riguardo, una cosa è certa. Dobbiamo con tutto cuore auspicare che, ove si concretizzi, l’avventura di governo del “campo di destra” sia massimamente serena, anche se dura; altamente fruttuosa in senso nazionale e sociale; abilmente capace di dialogare con i corpi sociali e con le persone, coinvolgendo e motivando, sapendo coniugare le ragioni dell’oggi con quelle del domani e del dopodomani. La sfida delle sfide è farci costruire e percepire, in tutti i campi, la svolta di una nuova Italia. Un cambiamento di clima. Mancasse mai questo obbiettivo, la volubile opinione diffusa verrebbe meno con la stessa rapidità con cui si è formata. Sarebbero compromessi non solo il lavoro di chi oggi rappresenta la Destra, ma le fatiche straordinarie di intere generazioni di professanti!

Un’ ultima considerazione. Molti, anche nei giornali, continuano a chiedersi quanto influirà, e in che direzione, lo svolgimento della campagna elettorale. Mi domando di quale campagna stiano parlando. Non c’è più campagna elettorale. C’è televisione, con ascolto solo pei personaggi noti o “coloriti”. C’è la nevrotica alluvione delle comunicazioni informatiche di massa, in cui viene veicolata ogni sorta di slogan vuoto di contenuto o di coglionate deliranti. Dialogo con gli elettori, manco a parlarne, il nostro correre d’una volta di paese in paese risulterebbe antico se non addirittura patetico. Candidati che cerchino voti non hanno luogo, o sono già eletti o contano di risultare ad ogni buon fine primo dei non eletti. Comizi, come esternazione popolare di idee o maniera espressiva per presentarsi (forma, peraltro, da noi già a suo tempo modernizzata in approccio e linguaggio), non sono più praticati. Ci sono solo adunate-spettacolo, convocate via whatsapp, per il giorno in cui viene in città il/la leader nazionale, ma trattasi propriamente di un “evento”, l’unico psicologicamente promozionale, che non si struttura né si propone d’essere recepito come “comizio”…. Questo insieme di cose è un bene? è un male? E’ quello che c’è. Francamente, non so dire se sia in grado di influenzare e “spostare” migliaia o milioni di elettori in quattro-tre-due settimane. Sarebbe consolante pensare di no.

articolo pubblicato il: 08/09/2022

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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