periodico di politica e cultura 2 dicembre 2022   |   anno XXII
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politica estera

Taiwan ed il futuro

di Luigi Delli Stanghi

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Nel 1945, Taiwan, libera dalla cinquantennale occupazione giapponese, entrò a far parte della Repubblica cinese, che dopo la rivoluzione del 1912 era succeduta al Celeste Impero.

Nel 1949, dopo la fondazione, il primo ottobre, della Repubblica popolare, i capi del partito sconfitto, il Kuomintang, decisero di trasferirsi a Taiwan, portandosi dietro una pletora di seguaci, appartenenti alla classe dirigente del regime defenestrato, quasi tutti di sesso maschile. Furono soprannominati i “continentali” ed ufficialmente sarebbero dovuti restare sull'isola fino a quando non fosse stato rovesciato il regime comunista cinese.

Chiang Kai-shek, leader del Kuomintang, arrivò ad imporre la legge marziale per tacitare l'opposizione, costituita in parte da comunisti locali, ma anche da isolani contrari alla colonizzazione da parte dei continentali. Il periodo della repressione, soprannominato "Terrore bianco", è durato fino al 1987.

Fino al 1971 gli USA pretesero che Taiwan occupasse uno dei cinque posti permanenti nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ma in quell'anno non si opposero ad una risoluzione promossa dall'Albania affinché la Cina continentale sostituisse l'isola nel Consiglio, L'anno seguente Richard Nixon visitò Pechino e riconobbe ufficialmente la Repubblica popolare.

Nonostante, che grazie agli aiuti americani, Taiwan abbia avuto uno sviluppo tecnologico e, di conseguenza, economico, che l'ha fatta raggiungere livelli di vita invidiabili, ci sono voluti cinquant'anni perché il regime si trasformasse in una vera democrazia, con la liberazione della stampa e l'elezione diretta dei Presidenti, dopo i governi di Chiang Kai-shek, prima, e di suo figlio Chiang Ching-kuo alla morte del padre.

Oggi, nonostante le minacce cinesi, sarebbe difficile affermare che l'antica Formosa dei portoghesi possa essere riunita alla terraferma, perché, dopo quella dei "continentali" ci sono state massicce immigrazioni da parte di popolazioni di numerosi Paesi del Sudest asiatico attratte dallo sviluppo economico, con numerosi matrimoni misti tra giovani cinesi e giovani provenienti dall’Indonesia, dalle Filippine, dalla Tailandia e da altre nazioni. La conseguenza è che si è venuta a formare una nuova società in cui i tantissimi giovani che la compongono si sentano completamente lontani da Pechino, anzi, non si sentono affatto cinesi, bensì taiwanesi.

articolo pubblicato il: 02/09/2022 ultima modifica: 11/09/2022

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