periodico di politica e cultura 2 dicembre 2022   |   anno XXII
direttore: Gabriele Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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opinioni e commenti

nuovi scenari

di D. B. V.

Anche in questo caso eccezionale, le nostre sintetiche osservazioni seguono il tanto o il tutto che è già stato scritto dagli opinionisti e mezzi di informazione. Tutto, del resto, oggi accade, muta e si aggiunge con straordinaria rapidità.

Di certo, riguardo agli esiti delle elezioni del 25 settembre 2022, pensiamo di poter dire:

Si è verificato il fatto “epocale” che il partito che – in questa stagione italiana – rappresenta la destra, assurga a primo partito; sia trainante della coalizione di centrodestra (che ben può ora definirsi destracentro); e il/la sua leader, in conseguenza, vada a ricoprire la carica di capo del governo. Non può che ritenersi epocale, se è vero che dal secondo dopoguerra non era mai avvenuto; la destra aveva anzi vissuto la maggior parte degli anni in regime di interdizione e, anche quando era stata in maggioranza, vi aveva mantenuto ruolo subordinato.

Si pongono finalmente le condizioni perché il partito “post-comunista”, ovvero il PD egemone della sinistra, non si piazzi al governo pur avendo perso le elezioni: cosa che invece stava avvenendo da troppo tempo. Anzi, per il momento, vede infirmato anche il suo ruolo di egemonia, tanto che ha già aperto il capitolo della sua crisi, dibattendo di congresso, “rifondazione”, identità, classe dirigente e financo simbolo e denominazione.

Troppo presto abbiamo parlato di estinzione del M5S (anche noi, finchè il movimento restava nei gorghi del governo multicolore Draghi). Infatti Conte ha scelto in modo repentino di collocarsi lontano dal PD e contro la mitica “agenda Draghi”, nonché verso un “neo-proletarismo” congeniale alla drammatica crisi sociale. L’elettorato di riferimento, o meglio la metà di quello ch’era stato, ha così “dimenticato” in sette giorni le scriteriatezze e le sconfessioni di sette anni e ha fatto risalire il M5S – ormai ben poco grillino – dal precipizio ad un egregio 15%.

Il piccolo arcipelago “centrista” (termine equivoco e assai gravido di insidie, anche se facente il verso a spazi d’opinione che tuttavia esistono e non vanno sottovalutati) non si afferma come forza organizzata – ciò dicasi del duo Calenda/Renzi – ma si “spande” tra questa proposta Azione/Italia Viva, moderatismo accodato alla destracentro, moderatismo riformista dentro il PD, e soprattutto in settori della vasta area del non voto.

Il progredire, appunto, dell’astensionismo denuncia il deterioramento della democrazia italiana, la crescente incapacità di rappresentanza popolare, la profonda delusione del cittadino, le incerte prospettive del binomio crisi istituzionale/emergenza economico-sociale. Tutto ciò è molto delegittimante. A ben vedere, quando si parla delle percentuali elettorali dei partiti, esse andrebbero tutte decurtate di quasi il 40%, in quanto espresse da poco più del 60% degli elettori. Corollario a ciò, è una campagna elettorale (a candidati imposti) che non c’è più, comunque poverissima di contenuti rispetto agli immani problemi della Nazione. Chi ha perso, sapeva già di perdere e non è riuscito a sollevarsi dal proprio squallore. I vincitori erano preannunciati, si sono (ci siamo) ovviamente rallegrati pur senza l’entusiasmo che sarebbe stato logico per un evento, appunto, epocale; e, con la corretta motivazione del senso di responsabilità, non hanno manco festeggiato.

Parlando di vincitori, meglio facciamo a parlare di vincitrice. Infatti, nella stagione delle ideologie scomparse, delle identità liquide, delle leaderships-immagine che polarizzano i flussi di consenso assai più dei partiti (che non per nulla adottano simboli sovrastati dal cognome dei leaders), chi ha prevalso su tutto e su tutti è indiscutibilmente Giorgia Meloni. E’ la “terza fase” della (pur così giovane) vita politica dell’on. Meloni, prosecuzione del fortunato lancio dell’”Io sono Giorgia”, che ha innescato, condizionato, raccolto a frutto, parecchie cose: la crisi di tutte le sinistre; la bandiera della “coerenza ad ogni costo”, che di fronte alle capriole di tutti gli altri, attrae l’uomo e la donna in cerca di “punti di gravità permanente”; lo sfibramento dei propri alleati, dai quali ha drenato voti e coinvolgimenti; il legittimo diffuso desiderio di voltare pagina, provando infine ad affidarsi a chi è stato sempre istericamente e diffamatoriamente osteggiato; la suggestività di una nuova generazione al femminile, che però non rinnega la tradizione e promette speranze “normali”, come una Patria da ritrovare, una “famiglia” propriamente detta, una giustizia sociale interclassista e conciliabile con la libertà, forse un po’ più di tutela della sicurezza delle persone, delle loro case e di quel po’ di beni e risparmi che non sono stati ingoiati dai mostri finanziari….

Detto della epocalità della vittoria, dato atto che essa va ascritta alla figura di Giorgia e che spetta a tutti, tutti gli altri, dimostrare di che pasta sian fatti quando (per taluni) si è stati al traino, ovvero (per talaltri) i voti hanno scarseggiato, una cosa va lapalissianamente osservata.

Che se – dopo quasi ottant’anni di lunga marcia, tribolazioni, speranze disperate, sacrifici, momentanei successi, fede ritrovata e ricadute – la destra italiana avesse dovuto scegliersi un momento…..più sfavorevole!, per andare a capo del governo, non avrebbe potuto individuarne altro che questo! Con una condizione di servaggio all’eurotecnocrazia di Bruxelles, la doppia catena legante alle logiche anche le più perverse di Washington, il casino innescato dalla guerra russo-ucraina che tutti “vogliono” far continuare con disastrose ricadute sulle nostre economie, l’angoscia energetica e milioni di italiani che chiudono attività, il debito pubblico e la disoccupazione reale (in progressione, nonostante il “governo dei migliori” di Draghi), la gravissima denatalità e migliaia di Comuni in spopolamento, tutti i principali servizi pubblici in stato di infrenabile degrado e così via lamentando……assurgere a questa responsabilità è davvero una sfida tremenda. Ma la vita, la politica, sono fatte così: l’autobus passa quando passa. Non ripassa, tra poco o tra tanto, a chiamata. O ci sali e ti metti al volante, o te ne vai fuori dell’autoparco.

Ecco perché, cercando di capire di più appena il nuovo governo sarà composto ed investito dei primi poteri, compiti e atti, tutti in definitiva attendiamo risposte al quesito di fondo. L’avventura di governo, epocale nell’investitura elettorale, si risolverà – come ipotizza con disincanto Marcello Veneziani nelle sue pagine di “Panorama” – nella protagonista “inscatolata” dalle perfide matriosKe interne e internazionali, con la “nostra” rivoluzione democratica che si insabbia in laguna…..oppure si farà largo, col sorriso ma anche no, nel canneto dei problemi e delle insidie, portando l’Italia, e automaticamente la Destra del XXI secolo, dantescamente “a riveder le stelle”?

articolo pubblicato il: 12/10/2022 ultima modifica: 21/10/2022

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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