periodico di politica e cultura 2 dicembre 2022   |   anno XXII
direttore: Gabriele Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
archivio
Google

editoriale

un'occasione mancata

di Carla Santini


Negli anni Novanta del secolo scorso fu fatta una legge che limitava ad undici il numero dei ministeri, ma evidentemente, nel frattempo è stata abrogata o è semplicemente disattesa, perché i Ministeri sono lievitati a ventuno, alcuni dei quali con competenze che non giustificherebbero direttori generali, sedi ed auto blu.

Come se non bastasse, a centocinquanta anni dall'Unità d'Italia, quando un Ministro era definito anche Segretario di Stato, con cui il termine ancora vigente di Sottosegretario, sono stati inventati i viceministri, probabilmente per accontentare qualcuno che si trova stretta la poltrona di Sottosegretario.

Pochi giorni fa si parlava addirittura di spacchettare il Ministero dell’Economia, una conquista di non moltissimi anni fa, quando si comprese che in Europa non ci si raccapezzavano sulle competenze dei tre Dicasteri delle Finanze, del Tesoro e del Bilancio e che ci dovesse essere un unico Ministro non solo a parlare a Bruxelles, ma anche a prendere in prima persona decisioni delicate come quelle in materia economica. L’ipotesi di scorporo è durata lo spazio di un mattino.

Non uguale fortuna ha avuto il Ministero di viale Trastevere, da anni oggetto di un tira e molla tra chi vorrebbe tenere unite la Pubblica istruzione e l'Università e la Ricerca e chi le vorrebbe separate. A volte i due Ministeri vengono riuniti nella sigla MIUR, a volte vince la linea della separazione.

L’ultima volta insieme è stata nel Conte Uno, o Governo Gialloverde che di si voglia. Poi, con il Conte Due, i due Ministeri sono stati di nuovo separati. A pensare male si fa peccato, ma talvolta s’indovina, diceva il divino Giulio, e l’impressione è stata che la potente lobby universitaria, tradizionalmente legata al PD, abbia espressamente chiesta la divisione come conditio sine qua non per entrare al Governo con il M5s. Non dimentichiamoci che quando la Gelmini mise fine all’usanza di passarsi di padre in figlio cattedre e direzioni di istituto, uno storico dirigente del PD, per manifestare la propria vicinanza, salì sul tetto su cui si erano asserragliati per protesta alcuni ricercatori figli di cattedratici, disperati perché avrebbero dovuto cercare la propria carriera lontano da paparino.

Il nuovo Governo ha creato grande attesa nel Paese. Peccato che Giorgia Meloni non abbia tagliato decisamente il numero dei Ministeri e non abbia riunito La pubblica Istruzione con l’università e la Ricerca.

articolo pubblicato il: 19/10/2022 ultima modifica: 04/11/2022

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttore responsabile: Gabriele Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
fondato il 1/12/2001 - reg. Trib. di Roma n 559 2002 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
cookie policy