periodico di politica e cultura 2 dicembre 2022   |   anno XXII
direttore: Gabriele Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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teatro: al Teatro Trastevere di Roma

Hopper mode

Hamblin, Smith, Branson, Bennett sono un gruppo di famiglie che compone una comunità in una periferia ideale degli Stati Uniti anni 60. Nella piccola e tranquilla cittadina americana il tempo sembra essersi fermato. Le vite degli abitanti scorrono con una naturale quotidiana armonia, alle prese con i problemi del lavoro, domestici e adolescenziali. Ma tutto forse non è come sembra e l'arrivo di un forestiero porta ad affiorare un qualcosa. Come in un quadro di Edward Hopper sembrano vedersi solitudine e finestre. Silenzio. Luce. Geometrie. Sguardi infiniti. È veramente tutto normale?

Hopper Mode è un interno guardato dall’esterno e un esterno guardato dall’interno. È un lavoro complesso dove s’intrecciano diversi dispositivi: quello testuale, quello ambientale, la scena e i costumi, quello dei corpi che abitano l’ambiente ovvero lo spazio del teatro tutto, chi vivendolo, chi guardandolo seduto in platea. Poi c’è Hopper, non ultimo ovviamente rispetto a questo lavoro. Sulla scena non c’è nessun tentativo di riproduzione dei quadri dell’artista americano. C’è, tuttavia, una ricerca, una eco che vuole rendere viva la luce. Quella luce che Hopper stesso ha reso protagonista in molti suoi quadri. Sia nel nostro lavoro che nei quadri si parla di un americanità degli anni 60, dove non ci sono eroi e tantomeno eroine, tutto incentrato su una comunità che vive in una periferia ideale vissuta da gente vera. Se nei quadri di H. la presenza umana è accessoria, nello spettacolo i personaggi combattono per uscire dal quadro scenico. È molto strano lavorare sul realismo senza occuparsi realtà come faceva H. È molto strano dar voce a dei personaggi di H. quando tutti i suoi dipinti sono narrazioni interrotte. Presenza e assenza sono lo stesso unico mistero, attraverso cui fiorisce il colore, in cui la forma respira — scrive Yves Bonnefoy su “Edward Hopper. La Fotosintesi dell’Essere”. Il segno fine a se stesso, che in scena si sviluppa su una terra che si sta disfacendo è l’esplorazione che parte da Hopper Mode.
Antonio Sinisi

Note sui costumi
Hopper ci racconta una luce che determina forme e risalta colori. La ricerca sul costume per Hopper Mode parte dalla volontà di ricreare una tavolozza d'artista dove tinte monocromatiche si mescolano dando vita a nuove sfumature. Il costume privo e privato di orpelli e fantasie è ridotto al minimo, un minimo che possa raccontare e rintracciare i legami tra i vari personaggi, ultimo scampolo di speranza, al di là della solitudine e disintegrazione dei rapporti umani raccontata nel lavoro dell’artista.
Claudia Fonti

Dal 30 novembre al 4 dicembre 2022

Hopper mode di Marco Andreoli

con Almerico Cavallo / Antonio Ciaffone / Cecilia De Angelis / Eleonora Presta / Erica Fusini / Federica Fidaleo / Federico Paci / Gabriele Passaro / Roberto Biocco / Simone Di Pascasio / Valentina Di Odoardo messa in scena Antonio Sinisi

musiche originali Cristiano Urbani costumi e oggetti Claudia Fonti scenotecnica Stefano Pietrini produzione VLAT X [ fb.me/vialiberaalteatro ]

Teatro Trastevere Il Posto delle Idee via Jacopa de' Settesoli 3, 00153 Roma feriali ore 21, festivi ore 17:30 CONSIGLIATA PRENOTAZIONE

biglietto intero 13, ridotto 10 (prevista tessera associativa) Contatti: 065814004 info@teatrotrastevere.it www.teatrotrastevere.it https://www.facebook.com/teatrotrastevere/ prenotazioni bit.ly/hoppermode

articolo pubblicato il: 20/11/2022

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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