periodico di politica e cultura 24 aprile 2024   |   anno XXIV
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libri: Marisa Marchesi Carli

Il portolano

Intima e carica di sentimento si presenta la silloge Il portolano di Marisa Marchesi Carli, che dedica i suoi versi ai figli e ai suoi alunni: affetti che travalicano ogni spazio e ogni tempo. Le prime tre liriche: Alessia, Samuele, Micol, registrano, infatti, il momento della nascita dei figli dell’autrice, momenti di magica e delicata bellezza; la lirica Li ricordo tutti ripercorre con dolcezza il ruolo d’insegnante che l’autrice ha ricoperto per diversi anni: il ricordo indelebile dei piccoli alunni, dei loro semplici e genuini gesti, ha riempito e riempie ancora di gioia il cuore dell’autrice. La poetessa apre il ventaglio delle sue ispirazioni a tematiche varie; scrive versi per esprimere gratitudine a poeti e artisti, che hanno avuto un’influenza importante per la sua crescita umana e culturale, come Dante, Leopardi, Pablo Neruda; celebra la bellezza di luoghi, come l’Arno, Capri, Logonovo, l’Abruzzo, Hanga (villaggio della Tanzania), il porto di Ravenna, monumenti come Palazzo Vecchio, le antiche mura di Ferrara, luoghi cari all’autrice, in cui il finito e l’infinito si incontrano e diventano luoghi dell’anima. La chiesetta dei malati è per l’autrice il luogo in cui comprende che il dolore non è qualcosa di individuale ma fa parte della vita ed è comune a tutto il genere umano, e la vita è un dono prezioso per il quale essere sempre “debitori grati”.

L’autrice, pur nella sofferenza e nel dolore per gli eventi della vita, cerca sempre la bellezza e l’armonia e li trova in tutto quello che la circonda o si presenta davanti ai suoi occhi: il mare, il cielo, il fiume, il sole, i monti; il mondo esperienziale e il mondo ideale si fondono e regalano momenti d’illuminazione, creando poesia. L’autrice compone, a volte, versi su persone che rappresentano un prototipo umano, che non hanno un nome proprio, ma rappresentano una categoria, come i pescatori o il contadino, e ne celebra la dignità nel lavoro e nella fatica. In altre liriche l’autrice ci parla, in modo nostalgico, di affetti che rimangono per sempre nel luogo simbolo dei ricordi: il cuore. Le liriche dedicate alla mamma e alla nonna, fotografano momenti di amore, dedizione e dolcezza, e si caricano di intensa intimità. Di particolare pregio è la poesia Spesso la sofferenza ho incontrato, che riecheggia la famosa poesia di Montale Spesso il male di vivere ho incontrato: qui Montale, che sfrutta appieno l’espediente del “correlativo oggettivo” (oggetti-situazioni usati per rappresentare altro), rappresenta il male di vivere con il «rivo strozzato che gorgoglia», «l’incartocciarsi della foglia riarsa», il «cavallo stramazzato», tutte immagini cariche di dolore che per associazione provocano una intensa emozione. Marisa Marchesi Carli nella sua poesia Spesso la sofferenza ho incontrato ci parla della sofferenza, descrivendola con tinte forti: «Spesso la sofferenza / ho incontrato, / letta in un volto, / colta in un gesto. / A volte tesa / allo sfuggirne / o accolto giaciglio / di speranze spente. / In ogni dove / luce ardente di dolore, / brace di lotta rovente / o smorzata cenere di rassegnazione»; l’immagine della sofferenza come brace rovente è una immagine potente che rende straziante l’idea del dolore umano, e fa scaturire immediatamente un’intensa emozione.

La silloge si conclude con la lirica Il portolano, da cui prende nome tutta l’opera. La parola “portolano” deriva dal latino portus (porto), e rappresenta un manuale per la navigazione costiera e portuale o aeronautica, un vero e proprio manuale di riferimento relativo ai porti, con la descrizione fisica della zona, completa di segnalazioni su eventuali rischi per la navigazione (presenza di un relitto o di una secca, ad esempio) e di ogni indicazione su come procedere nel modo più sicuro alle manovre di entrata e agli ancoraggi. Dal titolo riusciamo a comprendere l’intenzione dell’autrice, che vuole essere quella di consegnare al lettore un insieme di pensieri, di osservazioni, di riflessioni, che lei ha acquisito “a bordo” del metaforico viaggio della vita, dalle esperienze vissute giorno dopo giorno, dalle situazioni che hanno intrecciato e percorso tutta la sua vita: «Il portolano, / pensieri a bordo / della vita, / intreccio d’eventi» (Il portolano). La metafora della vita che scorre inesorabilmente, la troviamo anche in un’altra delicata poesia presente nella silloge: «Scorre il fiume / giorni in sequenza / accompagnando. / Lungo il suo corso / arena e trattiene / o a dispersione reca. / Vanno i passi segnando / le ovattate orme. / Lontani echi affiorano, / s’arresta memoria / a ritroso, / nelle gioie vissute» (Scorre il fiume). Nella lirica Al poeta ci esplicita chiaramente il suo concetto di poesia e la funzione del poeta: «Quale il senso della parola, / messaggio di pensiero, / domandi alla ragione / che al segno induce; / non per parlare con te stesso. / La tua voce è segno dell’essere / che ad altro si porta e si ritrova e avvolge, / ed eco si diffonde / più potente, forte e battagliera / ed arma contro ingiustizia, / iniquità e dolore, / e vaga e si propaga, / si rafforza, si spande / si estende ed avvicina / pur mentre si allontana». Qui l’autrice è consapevole che non si scrive per se stessi: la poesia è messaggio, e in quanto tale, deve raggiungere l’altro, spandersi e permanere, sopravvivere lontano nello spazio e nel tempo, come lo è stato l’opera di grandi poeti.

Una poetica traboccante di belle immagini, quella di Marisa Marchesi Carli che dal mondo naturale sa raccogliere i sospiri, i suoni, i colori, le armonie e le vibrazioni, e sa mantenere alta, sin dalle prime pagine, con armonioso equilibrio e un linguaggio fluido e musicale, l’attenzione del lettore su tematiche varie come: la vita, il dolore, la bellezza, i ricordi, la nostalgia. Uno stile personale, quindi, dove non manca l’influenza di poeti romantici e contemporanei, che sa creare versi misurati, semplici, armoniosi che suscitano pensieri e rievocano emozioni.
Marcella Mellea

MARISA MARCHESI CARLI è nata a Ferrara dove vive; già Docente di materie letterarie, prima in scuole medie e superiori in Germania (Ingolstadt an Donau - Monaco di Baviera), successivamente in Italia nella scuola primaria, si è occupata di mostre e conferenze a carattere prevalentemente antropologico, psicopedagogico e artistico. Ha pubblicato le raccolte di poesie: In attesa di me (2002), Dune, mare di dune (2003), Il privilegio di amare (2006), Terso d’infinito (2007).

MARISA MARCHESI CARLI, Il portolano, prefazione di Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 80, isbn 979-12-81351-22-6, mianoposta@gmail.com.

articolo pubblicato il: 26/03/2024

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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