“Nel documento - prosegue Petrelli - vengono evidenziate pratiche inquietanti delle correnti che limitano l’autonomia e l’indipendenza dei singoli magistrati. Continuare a raccontare questa riforma come un attacco alla magistratura significa scegliere consapevolmente di difendere lo status quo e di rimuovere i problemi reali del sistema. Oggi, invece, sono proprio dei magistrati, esponendosi personalmente e pubblicamente con nomi e cognomi, a dire che così non va e che è necessario cambiare”.
“Questo referendum non è affatto una resa dei conti, ma una scelta di responsabilità verso i cittadini e verso la giustizia. O si ha il coraggio di riformare ciò che non funziona, oppure si accetta di lasciare tutto com’è, condannando la giustizia a restare prigioniera delle sue gravi distorsioni”, conclude.
articolo pubblicato il: 27/02/2026 ultima modifica: 02/03/2026