attualità
per una concreta integrazione europea
di Paolo De Filippis

Il processo di integrazione europea, attualmente alla prova con l'introduzione della moneta unica, richiede ulteriori significative iniziative, sulla base di condivisi convincimenti.
Sembra necessario - nell'ambito dell'avviata via funzionale, fatta di tanti piccoli passi finalizzati allo smantellamento della sovranità nazionale dei singoli stati - "spingere" per l'assunzione di meccanismi "forti" che aiutino ad abbattere le resistenze nazionali al processo.
Appaiono quindi prioritarie:
  A.   le attività finalizzate a contrastare o quanto meno ad attenuare i sentimenti nazionali;
  B.   l'istituzione di un esercito europeo;
  C.   la compiuta occidentalizzazione delle economie e la modifica delle normative in vigore negli stati che intendono aderire all'Unione;
  D.   la rapida estensione della moneta unica agli altri partners europei.
Ovviamente non è possibile ottenere una vera "Unione" in presenza di stati divisi al loro interno. Le spinte centrifughe nazionali possono essere combattute, sia con l'utilizzo di adeguate politiche regionali comunitarie, sia mediante interventi legislativi nazionali che incrementino le possibilità di un autonomo sviluppo delle diverse popolazioni all'interno dei singoli stati dell'Unione Europea (Valloni e Fiamminghi - Castigliani, Baschi, Catalani e Galiziani - Italiani, Francofoni, Tirolesi e Ladini - Anglosassoni, Gallesi e Irlandesi - Francesi e Baschi ecc).
Inoltre, come appare ormai ovvio e in più sedi affermato, l'integrazione si avvia ad essere onnicomprensiva almeno nell'Europa sia occidentale che orientale ed è quindi assolutamente necessario ricercare ed evidenziare le ragioni per una serena coesistenza fra stati divisi da antichi e novelli dissapori (Croazia, Yugoslavia, Bosnia, Kossovo, Macedonia). Quanto sopra in virtù del fatto che la loro integrazione dovrà passare per un serio esame propedeutico, superabile solo dimostrando la loro capacità a riunirsi in una nuova Jugoslavia, superando gli elementi di dissidio.
In tale sede si potranno investigare con serena attenzione le implicazioni religiose e più in particolare il complesso e comprensibile atteggiamento della popolazione serbo-ortodossa, a suo tempo unica "incaricata", nel suo quadrante geografico, di salvaguardare l'occidente dall'allora "pericolo" islamico.
Per il superamento delle conflittualità religiose, ora pseudoreligiose, potrebbe per esempio essere adeguatamente valorizzato il generalizzato fenomeno dei matrimoni misti, che testimonia un buon sentimento unitario almeno nella popolazione.
Naturalmente la strada pacifica deve essere supportata da meccanismi di salvaguardia che consentano modelli di convincimento di diverso tipo e spessore; l'istituzione di un esercito europeo, in antitesi a quelli nazionali o, peggio ancora, a quelli bi\trilaterali limitati a stati "forti", consentirebbe eventuali interventi su basi giuridicamente ben codificate, che fornirebbero loro i crismi della necessaria legittimità. E' necessario quindi dare nuovo impulso agli studi per una nuova CED (Comunità Europea di Difesa), il cui primo progetto è naufragato come noto nel 1954 per il diniego francese.
Le enormi difficoltà incontrate dagli stati originariamente aderenti alle Comunità (che hanno preceduto l'Unione Europea), palesate dai continui slittamenti nei tempi d'applicazione delle "direttive" comunitarie, devono ora per gli stati in attesa di aderire, essere ridotte in modo significativo. Gli stessi dovranno essere preventivamente assistiti per acquisire rapidamente idonei meccanismi per una integrazione o come si dice una "armonizzazione" delle norme, che dovrà passare altresì, in considerazione del recente passato di alcuni, per una sana ed equilibrata occidentalizzazione delle economie che cancelli i residui lasciati dal socialismo reale.
La portata psicologica dell'introduzione della moneta unica, dei vantaggi di ordine pratico che ne potrebbero conseguire, conferiscono certamente un supplemento di energie e di argomenti agli europeisti. Sarà quindi forse ora meno arduo indurre gli stati sinora restii, a fare a meno dei propri simboli (sterlina per il Regno Unito) e ad aderire alla moneta unica, magari non tanto in virtù di un acquisito sentimento di partecipazione alla realtà europea, quanto per una visibile convenienza economica.