storia
la sofferta indipendenza algerina
di Carla Santini

Quaranta anni fa, nel marzo 1962, furono siglati a Evian i primi accordi che portarono all'indipendenza dell'Algeria, dopo un sanguinoso e difficile periodo di guerra civile.
La presenza di un milione di francesi (ma anche italiani, maltesi e spagnoli) aveva in un certo qual modo impedito di pensare da parte francese all'Algeria come ad una vera e propria colonia. Questa caratteristica scaturiva da una politica coloniale in genere che prevedeva una massiccia francesizzazione dei territori occupati, attraverso la scolarizzazione, la cultura, l'amministrazione, nella prospettiva di una integrazione al territorio metropolitano.
Ma la frammentazione della realtà sociale e politica algerina e le pretese dei coloni francesi determinarono una crisi profonda, che sarebbe sfociata in una guerra lunga e sanguinosa, favorita anche dalla débacle francese in Indocina, che aveva evidenziato la debolezza del governo di Parigi.
L'esecutivo francese sottovalutò la crisi algerina tentando di risolverla al suo interno, con una massiccia presenza militare. Ma l'intercettazione sui cieli della Tunisia di un aereo che trasportava molti importanti esponenti del FLN catapultò sul palcoscenico internazionale la questione algerina. L'episodio apparve come una palese violazione dei fondamentali diritti territoriali e provocò la reazione dell'ONU, degli Stati Uniti, dell'URSS, dell'opinione pubblica internazionale.
La situazione precipitò e visse il suo momento più tragico nella "battaglia di Algeri", nel 1957.
Crollata la IV Repubblica proprio per la crisi algerina, il generale De Gaulle tornò al potere e si attivò per trovare una soluzione che potesse consentire alla Francia di sfruttare comunque le enormi ricchezze energetiche del sottosuolo sahariano.
Ma il riconoscimento all'autodeterminazione e all'indipendenza del popolo algerino da parte dell'Assemblea generale dell'ONU accelerò la spinta verso la conclusione dell'intera questione. Con l'esodo di coloni francesi dal territorio africano e con gli accordi della seconda conferenza di Evian, il GPRA (Governo Provvisorio della Repubblica Algerina) si insediò in Algeri e il 5 luglio proclamò l'indipendenza.
Ma gli accordi non scritti prevedevano che non tutti i soldati francesi avessero qualche mese per lasciare l'Algeria; la Legione Straniera (composta per gran parte in quegli anni da reduci delle S.S. e delle Brigate Nere) doveva abbandonare il territorio nel giro di pochissimi giorni. Fece scalpore la sbornia collettiva nella "casa madre" di Sidi bel Abbés, con legionari e ufficiali che si divertivano a tirare bombe a mano cantando a squarciagola "Je ne regrette rien" il successo di Édith Piaf che vuol dire letteralmente "io non rimpiango niente". Forse oggi, seguendo sui giornali le polemiche sulle torture che la Francia sta pian piano ammettendo, qualche vecchio reduce avrà forse un momento di resipiscenza.
Quaranta anni fa, comunque, l'Algeria ha avuto l'indipendenza, non la pace. Ben Bella, il primo presidente, dovette fare subito i conti con l'ala militarista del Fronte Nazionale di Liberazione e, dopo essere stato per anni ospite delle carceri francesi, scomparve letteralmente dalla circolazione in seguito al colpo di stato del generale Boumedienne; riapparve solo alla caduta di questi, dopo essere marcito per anni in un carcere segreto.
Oggi, quaranta anni dopo gli accordi di Evian, l'Algeria non conosce ancora la pace ed è divenuta un immenso mattatoio dove i fondamentalisti islamici sterminano interi villaggi e l'esercito fa altrettanto con i fondamentalisti. E non si sa se e quando finirà.