
cultura " A viso aperto "
Al Capo d'Italia
Al Capo del Governo, Mio caro Compagno, più che mai caro, certo tu hai sentito quanto io ti sia stato prossimo in questi giorni del tuo alto e vero e pacato eroismo. Tutta la mia arte migliore, quella ansiosa di grandezza, si tendeva dal mio profondo nell'ansia di scolpire la tua figura grande, mentre tu solo contro gli intrichi de' vecchi contro le falsità degli ipocriti contro le paure degli esausti difendevi la tua patria la mia patria, l'Italia l'Italia l'Italia, tu solo a viso aperto. La parola di Dante ti s'attaglia. E l'ombra di Farinata più s'è dritta su dall'avello rovente. A viso aperto. Ti ho ammirato e ti ammiro in ogni tuo atto e in ogni tua parola. Ti sei mostrato e ti mostri sempre pari al destino che tu medesimo rendi invitto e immoto come una legge come un decreto, non come un novo ordine ma come un ordine eterno. Tu non ancor sai che io mi son messo a tradurre la tua orazione stupenda alle genti d'Irpinia nel latino dei Comentarii ma non senza qualche acerbità sallustiana. Questo latino ignudo, più che qualsivoglia acutezza d'indagini, svela gli spiriti della tua eloquenza. Vorrei che stampato fosse innanzi a un volume di tuoi discorsi invece del Proemio. O Compagno, non ti insudiciare nel rivolgerti alla gravedente Cloaca di Ginevra. Irremovibile sii frenando la tua pacata ilarità. Ti abbraccio. E ti domando di morire per la tua causa che è la mia ed è quella del Genio latino indomito. Carico d'anni e sazio di solitudine, voglio alfine morire per la nova antica Italia. Ben merito io questo premio alla mia fede integra. *Dal Vittoriale degli Italiani: nel settembre di Ronchi 26 - 1936 Gabriele d'Annunzio. Per desiderio del Poeta, accolto dal Duce, viene anteposta al presente decimo volume degli "Scritti e Discorsi di Benito Mussolini" la lettera " A viso aperto " di Gabriele d'Annunzio al Capo d'Italia. " Mio caro Compagno,"..........che dire di fronte ad un documento autografo di così grande importanza storica. A prescindere di qualsiasi ideologia politica è senza dubbio un esempio di limpida lirica poetica che seppur vestita di forma epistolare, rappresenta una formidabile sintesi della dimostrazione di amicizia e di affetto tra due uomini che comunque si pensi hanno lasciato un grande segno nella storia d'Italia. L'analisi di questa lettera meriterebbe più spazio ed approfondimento. Per me è senza dubbio una scoperta e non so quante persone in Italia conoscano l'esistenza di questo scritto. L'elemento che più mi ha colpito, nell'analisi dello scritto, è quello che si riferisce alla richiesta di d'Annunzio a Mussolini di " morire per la tua causa che è la mia ed è quella del Genio latino ". Siamo nel settembre del 1936 e nulla fa presumere il precipitare degli eventi che da lì a tre anni avrebbero sconvolto l'Europa e il mondo. Il 1936 è forse uno degli anni del massimo consenso del Duce. Perché allora predire e richiedere il sacrificio della vita al Duce? E' senza dubbio una lettera emblematica che va sicuramente meglio analizzata anche in considerazione del fatto che d'Annunzio morì poco meno di un anno dopo. " Carico d'anni e sazio di solitudine, voglio alfine morire per la nova antica Italia. " E' forse uno stupendo testamento da lasciare ai posteri? "per la nova antica Italia" parole stupende che racchiudono 2000 anni di italica storia.
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