Fine d'anno ai limiti della disgregazione per la maggioranza governativa, con la fantasiosa messa in scena in Parlamento di un distacco dalla maggioranza annunciato e poi smentito dei centristi ex democristiani. Siamo alle solite, ma questa volta con un pizzico di furbizia in più rispetto al passato e con una legge finanziaria divenuta un colabrodo rispetto a quella firmata dal ministro dell'Economia. Segnali di rottura fra Forza Italia, AN e Lega da una parte e i presunti ribelli (?) non sono mancati e non mancano e tutti lasciano presumere che aumenteranno nelle prossime settimane. Dice uno dei parlamentari dell'UDC che non condividono la "strategia" dei capi e che per il momento non escono allo scoperto, che le vicende della RAI e la battaglia per la Finanziaria sono solo un piccolo assaggio, il grosso arriverà presto. "Il pericolo per noi sono però le elezioni anticipate con il rischio di scomparire dal panorama politico italiano anche se avremo poi il merito di aver fatto fuori l'odiato Berlusconi".
Questo perché in caso di ribaltone tipo quello del '94 il Cavaliere ha detto senza mezzi termini che questa volta si torna subito alle urne. Dicono che Berlusconi sia furibondo nei riguardi di Casini, l'uomo che egli stesso ha messo sul più alto scranno di Montecitorio, come del resto è stato l'autore e il progettista dell'"Armada" che ha vinto la battaglia del maggio 2001, ma anche il responsabile di aver concesso ben 72 tra deputati e senatori ai centristi ex democristiani nonostante la loro più che piccola percentuale di voti. Non poteva fare diversamente, è la tesi difensiva dei dirigenti forzisti.
E'ormai comunque chiaro che la maggioranza non possa fare a meno di questo numeroso gruppo di parlamentari, pena la fine d'ogni progetto governativo di qualsiasi genere.
Le opposizioni contano naturalmente su chi sta "remando contro", ma anch'esse non s'illudono che tutto ciò è definitivamente stabilito. Gli ex dc, infatti, non vanno mai fino in fondo (anche perché il gruppo non è compatto come si credeva) e quindi non rinunceranno volentieri al ruolo d'ago della bilancia del patto di centrodestra del quale in ogni modo rappresentano l'"anello debole" che si potrebbe spezzare in qualsiasi momento.