cultura
il poeta che scriveva per sé

È mancato in un ospedale di Madrid, pochi giorni prima di Natale, José Hierro, uno dei grandi poeti spagnoli del Novecento. Aveva ottanta anni, essendo nato a Madrid il 3 aprile 1922.
A Madrid era nato quasi per caso; a due anni i genitori si trasferirono a Santander e, nonostante il poeta abbia poi vissuto a Valencia e a Madrid, si è sempre considerato un "montañés", un figlio di quella Cantabria che è la culla del sentire castigliano.
Nella sua vita ha collezionato, quasi con fastidio, i più importanti premi letterari spagnoli, eppure i suoi studi furono tutt'altro che letterari: studiò infatti da perito elettomeccanico e nel dopoguerra fu impiegato in un'officina meccanica di Santander (poi, nel 1952, entrò alla Radio).
Con Gabriel Celaya, il prematuramente scomparso José Luis Hidalgo, Blas de Otero e altri, José Hierro Real appartiene a quella generazione di poeti che doveva misurarsi con quella immediatamente precedente, quella, per intenderci, di Lorca, Alberti, Hernández, Aleixandre, un'impresa quasi disperata, dati i modelli da raggiungere.
"Scrivo per la necessità di farlo e niente altro. Scrivo solo per me". Queste parole di Hierro danno il senso del suo cammino poetico, alternato di produzioni a tratti copiose e lunghi periodi di silenzio, quando la sua spasmodica ricerca della parola si acquietava. È troppo presto per dire quanto dell'opera di Hierro sopravviverà; resta il fatto che la sua morte ha gettato nello sconcerto l'intero mondo letterario spagnolo.