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melting pot in sala convegno

Sta sempre più trovando sostenitori all'interno delle alte sfere militari l'ipotesi di aprire l'arruolamento volontario nelle Forze Armate italiane a cittadini stranieri. La proposta di legge, ispirata dal Tenente Generale Agostino Pedone, ha trovato parlamentari attenti al problema.

L'idea nasce dalla necessità di colmare i vuoti che si creeranno con la fine del servizio di leva e dall'insufficiente numero dei volontari. È un problema comune ad altre Nazioni che si stanno incamminando sulla strada dell'abolizione della leva, ma in Italia la risoluzione non è così lineare.

La Spagna sta arruolando cittadini stranieri, dato che tra i giovani spagnoli si trovano sempre meno coloro disposti a vestire la divisa, ma l'esercito spagnolo si rifà ad una tradizione plurisecolare di arruolamento fuori dei confini. Gli eserciti di Carlo V erano composti da tutte le etnie dell'Impero. La Francia, con la sua Legione Straniera, ha creato un piccolo esercito all'interno dell'Armée che ha al suo attivo un passato di grande tradizione e gli Stati Uniti non hanno nessuna difficoltà ad arruolare gli ispanici, forse senza preoccuparsi se abbiano o meno i documenti in regola.

Ma quello che può valere per gli altri non è detto che valga anche per noi. Retorica militaristica a parte, in Italia è sempre stato carente il senso dell'identità nazionale e scarsa la propensione ad abbracciare il mestiere delle armi. Anche tra i volontari sembra che l'apprensione delle mamme faccia sì che molti cerchino di ricoprire ruoli non operativi, come scritturali e magazzinieri.

A questo punto si pone la questione se siano necessari veramente i quasi duecentomila uomini in divisa ipotizzati o se non sia il caso di ridurre drasticamente gli organici. Ci si può chiedere che senso abbiano reggimenti alpini composti quasi esclusivamente di ragazzi meridionali che nulla hanno a che vedere con le tradizioni del Corpo, consolidate attraverso generazioni di alpigiani, con nonni, padri e figli penne nere.

Gli unici stranieri che sono appartenuti all'esercito italiano sono quelli delle truppe coloniali, che peraltro dall'Italia non hanno mai avuto in proporzione a quanto hanno dato. I superstiti dei mutilati di Adua ancora negli anni sessanta avevano una pensione di duemila lire trimestrali e l'unica ritorsione all'espulsione degli italiani dalla Libia di Gheddafi fu quella di togliere la pensione ai reduci libici. Strano, molto strano modo di applicare sanzioni...

Forse l'Italia può cercare altri modi per mantenere il proprio prestigio nel mondo che non quello di partecipare alle missioni di pace, con la cooperazione, con gli aiuti, se il prezzo da pagare è quello di creare un esercito di stranieri che rinnoverà quella che nell'ottocento era un'usanza riconosciuta: chi poteva pagava qualcun altro per fare il militare al proprio posto, magari poi passando la vita a parlare dell'importanza della Nazione.