cultura
Guglielmo Goffredo Leibniz
di Giuseppe La Rosa

Guglielmo Goffredo Leibniz

(1646 - 1716)

Leibniz fu un intellettuale entusiasta. Grande matematico, eccellente logico, ottimista senza speranza.

E' la ragione che governa il mondo, sosteneva. E la ragione non è né malvagia né contraddittoria. E un mondo guidato da essa non può essere scellerato e incoerente. Un mondo così, questo mondo, non può non essere che il migliore dei mondi possibili.

Di una cultura enciclopedica, frequentò i palazzi del potere della Prussia, della Francia, della Russia, e la crema degli intellettuali del suo tempo, e detenne molteplici incarichi.

Nonostante la sua sconfinata cultura, non amò redigere trattati o manuali. I suoi scritti sono frammentari e occasionali. Si fa fatica a leggerlo. Non si mise mai nei panni del lettore. Era tutto preso a soddisfare le richieste dei vari principi e principesse. Morte le quali, cadde in disgrazia. Dimenticato da tutti, finì gli ultimi anni della sua vita in grande solitudine. Non si sa nemmeno dov'è la sua tomba. Sembra che mentre era molto nobile nelle polemiche filosofiche, non lo era nella vita quotidiana.

La fatidica sentenza, "questo mondo è il migliore dei mondi possibili", divise in due il mondo filosofico. Dicevano : o non vedi i molti mali del mondo e allora, caro Leibniz, sei un ingenuo, o fai finta di non vederli e allora sei un ipocrita.

Ma lui sosteneva che il male è come il grano. Dai contadini aveva appreso che se il chicco di grano non si decompone non abbiamo il pane. Il male, quindi, è opportuno.

Il male, inoltre, serve spesso a far assaporare meglio il bene. Dopo che sei stato a digiuno, come ti sembrerà un pezzo di pane duro ? Se hai rischiato la paralisi come ti sentirai a veder rifunzionare le gambe ?

Questo mondo non può non essere così com'è, neppure per Dio. E' indegno di Dio creare mondi contraddittori. Volere mondi impossibili è contraddittorio. Dio non può essere contraddittorio, altrimenti non sarebbe Dio. Quindi Dio non può volere mondi impossibili. Quindi non può che scegliere soltanto un mondo possibile.

Beh, Leibniz si trovava tra due fuochi, o negava che Dio è onnipotente e buono, e lui era credente, o negava che esiste il male nel mondo. Ha dovuto salvare capre e cavoli.

C'è nell'universo una precisa architettura, un'armonia prestabilita. Dio ha regolato il tutto come un orologiaio che regola molti orologi affinchè segnino sempre la medesima ora, indipendentemente gli uni dagli altri.

Ma dinanzi al dolore e alle catastrofi come si fa a parlare di armonia, dicevano gli avversari. Se riflettete ben bene, fino in fondo, sosteneva il nostro, vedrete che una ragione c'è sempre, una "ragion sufficiente", magari non completa, ma appena sufficiente a spiegare il fatto.

E va bene, di ogni cosa che accade c'è sempre un perché. Ma qual è il perché dell'esistenza? Perché esistono le cose ? Per questo, dice Leibniz, dovete rivolgervi al Padre Eterno. E' Lui che vuole che le cose esistano. E il suo scopo non può non essere che il migliore.