
copertina In prima mondiale è andato in scena al teatro Caio Melisso di Spoleto “La furba e lo sciocco”, intermezzi napoletani di Domenico Sarri. I due intermezzi erano parte integrante dell’opera seria “Artemisia” dello stesso Sarri, rappresentata a Napoli nel 1731. Gli intermezzi, seppure affidati a due soli cantanti, a due mimi, ad un’orchestra ridotta erano comunque ben curati, perché molto attesi ed apprezzati dal pubblico del tempo, desideroso di allentare la tensione dell’opera seria. La trama narra le vicende di Sofia, una donna povera, che vuole trovare un marito ricco e possibilmente nobile per migliorare la propria condizione. E lo individua nel conte Barlocco, ricco, tronfio e sciocco. Sofia si avvarrà anche dell’aiuto di due compari per ottenere il suo scopo. L’azione è rapida, incalzante e dinamica. I nomi evocativi dei protagonisti, i travestimenti, i richiami militareschi alla presenza degli Ussari a Napoli, l’allusione alla realtà del tempo, la lingua che spazia dal tedesco, al francese, all’italiano rispettano pienamente quello che doveva essere la funzione di mero divertimento dell’intermezzo. Dietro a questa rappresentazione c’è il lavoro di molte realtà. Il centro Studi Pergolesi- Università degli studi di Milano che sta curando la Collana “Intermezzi napoletani del Settecento” sotto la guida del direttore Claudio Toscani, l’edizione critica di Eric Boaro, la direzione del Maestro Pierfrancesco Borrelli, la regia e le scene di Andrea Stanisci, i costumi di Clelia De Angelis, le luci di Eva Bruno. Ottimi si sono rivelati la soprano Susanna Wolff, il baritono Paolo Ciavarelli, i mimi Carlo Bonilli e Massimiliano Caporaletti, l’ensemble strumentale del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. La collaborazione ha dato vita ad un gradevolissimo e raffinato unicum, ricco di rimandi e citazioni, che ha catturato l’appassionato pubblico presente. La lettura filologica ha svelato la presenza di una vera e propria pittura musicale e la musica si è posta al servizio dello sviluppo narrativo. Il Maestro Borrelli ha scelto per l’apertura una sinfonia di Nicola Calandro, omaggio alla Scuola napoletana, e per il pezzo scenico di collegamento un andante di Antonio Vivaldi, omaggio alla tradizione veneziana. Vero e proprio coup de Theatre è stato il ricorso ad un bellissimo solfeggio cantato da Susanna Wolff per collegare i due intermezzi senza che l’azione risultasse interrotta. Riccardo Bacchelli affermò che i libretti d’opera non hanno alcun valore letterario. Ormai da decenni la fluviale produzione di Bacchelli non è più apprezzata dai lettori, mentre i libretti d’opera settecenteschi, dopo tre secoli, sono ancora freschi e vivaci. Il libretto di Tommaso Mariani de “La furba e lo sciocco” ne è la lampante dimostrazione. . articolo pubblicato il: 15/09/2018 ultima modifica: 25/09/2018 |