
finanza Si è tenuta a Cernobbio la quarantacinquesima edizione del The European House Ambrosetti. Il consenso delle centinaia di presenti sembra unanime su un punto: l’attività delle banche centrali non è sufficiente a far uscire l’economia dal vicolo cieco in cui è finita. Dai commenti giornalistici, come al solito, emerge che si confondono fischi per fiaschi; prima di tutto perché non si focalizza sull’enorme differenza esistente tra lo statuto della FED e quello della BCE. Un fatto comunque è certo, l’azione della BCE ha degli effetti sul cambio dell’euro e di conseguenza interferisce con l’attività della FED, anche se la prima persegue la stabilità dei tassi e la seconda la piena occupazione. È certo che è impossibile che il sistema bancario possa sostenere a lungo la politica dei tassi negativi e a Cernobbio hanno scoperto “l’acqua calda”: “serve la volontà politica” per rilanciare la crescita e gli investimenti. Il vero problema che ha l’Europa è individuabile nella diversa attenzione che le autorità hanno per due aspetti importanti: il deficit ed il surplus di bilancio. Le due condizioni dovrebbero essere sanzionate con la medesima solerzia e fermezza, ma ciò non avviene. La Germania in costante surplus non viene sanzionata mentre i Paesi con deficit sono costantemente minacciati dalla Commissione Europea. A Cernobbio in effetti si chiede una scossa e una volontà politica di intervenire con mezzi diversi dal “bazooka” di Draghi, che molto ha fatto per correggere gli errori di politica monetaria commessi frequentemente, in prossimità e durante la crisi finanziaria del 2008, sulle due sponde dell’oceano Atlantico. Non mi permetto di avanzare suggerimenti, ma se gli schieramenti si definiranno tra Keynesiani e guardiani della stabilità di bilancio, non andremo da nessuna parte. articolo pubblicato il: 07/09/2019 ultima modifica: 22/09/2019 |