
cultura
Ci sono libri da leggere tutti dun fiato e libri da gustare a poco a dopo pagina dopo pagina, con calma. La silloge di poesie La linea dorizzonte tra Carne e Cielo (Edizioni La Zisa, pagg. 74 , 4) di Davide Romano (davide.romano@tin.it) e Salvatore Insenga è uno di questi. Un volumetto costituito da due raccolte di versi: Della perduta verginità del primo e Lamante borghese (Appunti sparsi) del secondo. Certo può sembrare strano che allinizio del terzo millennio, in viaggio verso un futuro che si preannuncia ancor più disumano del presente agitando lo spettro di una globalizzazione del mercimonio, questi due novissimi osino sfidare il conformismo dei nuovi schiavi scrivendo versi che quasi esclusivamente parlano damore e che della signoria (e della tirannide) di Amore fanno il centro gravitazionale di ogni moto dellanima, di ogni immagine, di ogni parola. Può sembrare strano, ma la poesia, pur non indenne dalle mutazioni storiche, quando è pura, quando si fa voce che sgorga de profundis non può non evocare un sia pur fioco barlume di assoluto nascosto tra le pieghe e gli anfratti di una sofferta esperienza esistenziale. Né si tratta di rigurgiti romantici, di vieto e bolso sentimentalismo, di grezzo autobiografismo, ma piuttosto, di qualcosa che, non certo per ragioni di stile (che nei nostri si appropria delle ormai collaudate articolazioni della sintassi poetica novecentesca), bensì per lidea fondante ormai richiama la tendenza della nostra più antica poesia a condensare nel modo di concepire e trattare lamore, tutta una concezione della vita e del mondo. Lamore è, appunto, la corda che fa vibrare luniverso poetico di entrambe le raccolte che, non a caso, convivono perfettamente nel medesimo libro in quanto sia per luno che per laltro autore lesperienza erotica, al di là delle risonanze patetiche e dei fluttuanti stati danimo che essa genera, è, oltre che strumento e occasione di autoanalisi, loracolo da cui si attende risposta a domande fondamentali sul Sé nel suo rapportarsi allaltro, sul significato stesso del vivere e del morire, del mondo e dellessere nel mondo. Pertanto leros, pur conservando intatta la propria identità psicosomatica, mai dissimulata anzi generosamente confessata, a volte gridata, si carica di una connotazione semantica che ne dilata a dismisura lo spessore fino a presentarsi come la grande scommessa in cui ci si mette totalmente in gioco, la carta su cui tutto puntare accettando fino in fondo il rischio di una scandalosa compromissione in un nome di un ardente estremismo giovanile: o tutto o niente, senza alcuna possibilità di mediazione o di mezzi termini. Nella raccolta Della perduta verginità di Davide Romano la ricerca di un senso preciso nella fenomenologia di unesperienza amorosa enigmatica e disarmante sintreccia alla tensione nostalgica verso il recupero di una mitica condizione edenica ove lanima riscopra le armoniose movenze del suo corpo di bimba che danza. Nelle liriche raccolte sotto il titolo Lamante borghese(Appunti sparsi) di Salvatore Insenga, invece, il linguaggio delleros predilige immagini più corpose e realistiche e appare dettato, non di rado, da un vero e proprio furor; ma questo non è mai disgiunto dalla piena consapevolezza della tragica ambiguità del gesto erotico; amare è cercare, attraverso lunione dei corpi, una perfetta fusione di anime; ma è anche, paradossalmente, obbedire a un cupio dissolvi nella ossessiva ripetizione del gesto fisico che sottintende la fatale convinzione della propria nullità di fronte alla grandezza del vero amore. Dunque due modi di cantare lamore accomunati da una sorta di misticismo erotico analogo, per la sua sofferta serietà, al misticismo religioso. Di qui il senso del titolo del libro La linea dorizzonte tra Carne e Cielo in cui si possono legittimamente riconoscere le due voci che lo compongono.
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