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Prefazione
Introduzione
Perché parlare, a proposito dello spazio, di “suono”? Si è soliti pensare alla forma di uno spazio, che sia scatolo o recinto, come siamo soliti associare al tempo il ticchettio dell’orologio. Ebbene, il suono è uno spostamento d’aria generato da una vibrazione, quindi è un movimento che necessita di uno spazio di propagazione. Ma lo spazio influisce notevolmente sulla propagazione del suono; per esempio nell’universo non si sentono suoni, che ci sono ma a bassissime frequenze, poi- ché non esiste un confine definito, mentre in una stanza to- talmente vuota la caduta di un dizionario genera un rumore assordante. Quindi non solo il suono è vincolato dallo spazio in cui si muove, ma ne è influenzato da questo, se non caratterizzato; allo stesso modo, la forza delle nostre parole risiede nel favore delle orecchie che incontrano e il nostro cammino dipende dalle pareti che costituiscono il nostro tempo. Il suo- no dello spazio non è altro che l’effetto che ha il movimento del tempo, della nostra circostanza, dell’epoca storica sulla nostra vita. Ma anche il nostro movimento genera un suono; agire nella nostra circostanza, prendere parola, espandere il suono del nostro movimento vuol dire influenzare la nostra fase storica, che è lo spazio entro cui ci muoviamo. La forma del tempo è un’idea già incontrata nella storia del pensiero, basti pensare alla concezione circolare o lineare. Ma qui per “forma del tempo” si intende qualcosa di più specifico, a seconda se lo rapportiamo a ciò che esiste al di fuori o dentro di noi. Al di fuori di noi, il tempo è l’estensione della nostra epoca storica, ovvero la misura di ciò che ci sta attor- no; dentro di noi il tempo è il perimetro del ricordo, ovvero la stima di ciò che era e continua a essere per noi. Il ricordo ha un valore fondante nella nostra vita, è la nostra ricchezza e lo strumento principale con cui coltiviamo il domani. Ogni azione che compiamo è il riflesso di un’azione passata, o per lo meno è composta da segmenti di atti già avvenuti; anche se ci troviamo a scalare una montagna per la prima volta il concetto di “prima un passo e poi l’altro” o di “scala” non ci è oscuro, questo perché quando abbiamo smesso di gattona- re abbiamo sviluppato un nuovo approccio al movimento. Allo stesso modo, la mosca che vuole uscire dalla finestra ma sbatte contro il vetro, lo farà fino a quando qualcuno non aprirà la finestra poiché il suo cervello non è capace di immagazzinare quell’informazione in maniera efficace. Il ricordo è alla base dell’esperienza. Non solo. Se mentre siamo in compagnia di una persona amata le dessimo le spalle, perdendo ogni suo ricordo, nel rivolgerle lo sguardo troveremmo una persona totalmente nuova, che non si conosce. Tutti i senti- menti vivono nei ricordi, nella vita condivisa che è custodita dalla memoria. Chiarito il valore delle coordinate fondamentali è adesso possibile riflettere sul doppio movimento che caratterizza le nostre esistenze. Pensare che la nostra epoca storica proceda per conto suo, a ruota libera, è altrettanto ingenuo che credersi distanti dai suoi mutamenti. Alla base dei processi che costituiscono la storia ci sono gli avvenimenti, le evoluzioni tecnologiche, i movimenti ideologici e culturali, le guerre, tutti quanti processi di massa o per lo meno di una moltitudine o pluralità di individui. È vero che questi possono avere una figura trainante e, in certi casi, determinante in quel punto particolare, ma il moto del singolo se resta moto del singolo risuona come un battito di mani nell’universo; e, seppure non siamo determinanti durante i processi storici, la nostra vita ne risulta caratterizzata. Per esempio, se in periodo di guerra viene applicata la censura, non solo ne risentirà la libertà di pensiero ma in certi casi non si saprà nemmeno cosa accade a pochi chilometri di distanza. Poiché, a prescindere dalle nostre azioni, i processi storici danno una direzione alla nostra circostanza, a questo punto spetta a noi decidere se prendere parola o essere totalmente dominati da tali processi e dalle cause che li determinano. La società di massa e i processi che hanno portato alla sua nascita hanno dato una caratterizza- zione specifica al nostro tempo, ovvero quello della quotidianità, che ha la forma di un eterno giorno sempre identico a sé stesso. Siamo una lista di cose da fare, di scadenze, di azioni che si ripetono seguendo lo stesso ritmo, e se l’ingranaggio si inceppa o non è ben oleato, si sostituisce, perché quella macchina che racchiude tutti gli ingranaggi deve funzionare e non può rallentare. Quello che, a sua volta, ha prodotto la quotidianità è un modo peculiare di vivere il proprio tempo, ovvero un senso di eternità; viviamo la quotidianità come se non dovessimo mai morire, come se alla fine del nostro percorso ci fosse un altro eterno giorno con le stesse cose da fare, e solo quando arriva il momento della fine abbiamo il coraggio di guardarci alle spalle e capire la pochezza del nostro cammino. Oltre ciò, la quotidianità in quanto accumulo di scadenze ha generato quel moto d’essere che è il costante senso di fretta. È chiaro, a questo punto, che la società di massa, degli ingranaggi e delle scadenze si regge su qualcosa che ci è stato preso, ovvero il nostro tempo, il tempo della vita; ma prendersi il nostro tempo, che è la cosa più preziosa che abbiamo, determinando le nostre azioni e le nostre prospettive, vuol dire ridurci a un mero involucro che si trascina l’esistenza a fatica. Quello che l’uomo dovrebbe fare è riprendersi il proprio cammino. Tra esistenza e vita c’è una differenza sostanziale, che forse è superfluo ribadire ma è bene tener presente; è evidente, però, che questa distinzione passa per il contatto con il nostro tempo, che sia ricordo o progettualità. In questo senso, la forma dell’eterno giorno e delle scadenze riflette il tempo dell’esistenza nella società degli ingranaggi, la forma che riflette il tempo della vita è associata a un elemento in particolare. Il viaggio della vita assomiglia al cammino del vento, sempre diverso e identico a sé stesso come lo siamo noi, poiché il suo è un viaggio di ritorno verso quei luoghi che ha attraversato e che sono mutati nel corso del tempo. Quando la mattina ci svegliamo non facciamo altro che tornare al presente, come, una volta arrivato per noi il momento della fine, torniamo a quello che eravamo prima della nascita, e ogni volta che compiamo il minimo gesto torniamo a esperienze e ricordi passati; ma la cosa più importante è che il nostro cammino è un viaggio di ritorno verso le persone amate, che vivono nei frammenti di vita condivisa. Quest’o- pera vorrebbe essere una sorta di manuale del viaggiatore nel cammino della vita, poiché, quando veniamo al mondo, ne ignoriamo le leggi, e cerchiamo, dando una direzione alla nostra vita, di trovarne il significato.
Ciò che mi resta da fare è augurarvi buon viaggio di ritorno, e che il vento vi sia favorevole.
Arti
Teatro, Poesia, Storia, Filosofia, Critica letteraria
Autore: Achille Pignatelli
ISBN 9788832781229 I edizione Homo Scrivens, giugno 2019 ©2019 Homo Scrivens s.r.l. via Santa Maria della Libera, 42 80127 Napoli www.homoscrivens.it pagina Facebook: Homo Scrivens Riproduzione vietata ai sensi di legge (art. 171 della legge 22 aprile del 1941, n. 633) Stampa: Digital Team sas Via dei Platani, 4, 61032 Fano (PU) articolo pubblicato il: 11/07/2020 |