arte e mostre
I bambini di Albert Anker
di Michele De Luca

Vent’anni fa la Fondation Pierre Gianadda presentò la prima retrospettiva di Albert Anker in Svizzera dopo quella organizzata a Neuchâtel nel 1910, subito dopo la sua morte. In questa nuova mostra (visitabile fino al 30giugno 2024) mette al centro la produzione artistica avente a tema l’infanzia; argomento ampiamente frequentato dall’artista sicuramente segnato dalla perdita in tenera età di due dei suoi sei figli. Per la selezione delle opere Matthias Frehner, curatore dell’esposizione con Regula Berger, ha coinvolto i principali musei svizzeri, ma anche prestigiose collezioni da cui arrivano a Martigny i dipinti più significativi dell’attività artistica di Anker, cui si aggiungono importanti lavori su carta che permettono di seguire la genesi di molti suoi dipinti.

Attraverso le opere di Anker (Ins, 1º aprile 1831 – Ins, 16 luglio 1910), si percepisce come l’artista fosse appassionato della Svizzera, di cui rappresenta luoghi e personaggi come espressione di un paese idilliaco, lontano dalle bassezze del mondo, che ha fiducia nel futuro. Descrive così una Svizzera con bambini disciplinati, vecchi malinconici, artigiani laboriosi, partecipi di un’attività ordinata.

La mostra si sviluppa per sezioni secondo un piano particolarmente efficace predisposto dai curatori: si parte da una incursione narrativa di Anker riguardante la storia della Svizzera in particolare come luogo di passaggio e/o di accoglienza di esuli provenienti dalla Francia (nel passato come nel tempo a lui contemporaneo) per poi concentrarsi sul tema proprio dell’esposizione che privilegia la rappresentazione dei bambini nelle varie situazioni della vita quotidiana.

Ecco allora dapprima Enfants dans la nature (Bambini nella natura) in cui l’attenzione è rivolta al mondo della campagna bernese dove i bambini sono coinvolti nel lavoro contadino (siamo negli ultimi decenni dell’Ottocento) e costituiscono un aiuto per i genitori nell’attività lavorativa in fattoria, in casa o nei campi. Poi L’enfant mort (Il bambino morto) che affronta il dramma della mortalità infantile, che colpì anche l’artista nel 1869 con la scomparsa del figlio di due anni Rudolf a causa della difterite. Questo evento drammatico è all’origine non solo del dipinto che rappresenta il figlio sul letto di morte, vestito di bianco su un lenzuolo immacolato con un mazzolino di fiori tra le mani giunte, ma anche della sua dedizione alla ritrattistica del mondo dell’infanzia.

In Garde des enfants à la maison - Les tout-petits chez les grands-parents (Cura dei bambini in casa – I bimbi a casa dei nonni) racconta la custodia dei più piccoli affidata agli anziani della famiglia, mentre le madri sono impegnate con gli uomini nei campi. I momenti di tenerezza - sorprendente il nonno che sorveglia il neonato - sono inquadrati in ambienti umili ma decorosi e con la giusta luce viene dato valore anche agli indumenti poveri che costituiscono il vestiario dei piccoli come dei vecchi. Di grande impatto, poi, il rapporto che esiste tra Frères et soeurs (Fratelli e sorelle) in cui i più grandi prestano attenzione ai più piccoli e l’artista li guarda e li rappresenta mentre dormono, leggono o si divertono giocando con bambole, macchinine, domino, sonagli, fischietti o gatti.

Infine ecco Enfants dans la communauté (Bambini nella comunità) dove i piccoli partecipano gioiosi agli eventi tradizionali della comunità, dalle vendemmie alle feste paesane, in cui Anker, ispirandosi alla pittura olandese del XVII secolo, può illustrare interessanti scene di genere. La sezione conclusiva della mostra - Apprendre et jouer (Imparare e giocare) - documenta l’ampia considerazione riservata all’attività scolastica sia all’interno che all’esterno delle aule (L’Ecole en promenade, 1872, La leçon de gymnastique, 1879) e fa riferimento alla Costituzione federale svizzera del 1874 che impone a tutti i cantoni di rendere la scuola primaria obbligatoria e laica e all’incarico dell’artista come segretario della Commissione scolare locale. L’interessante raccolta di opere in mostra è esemplare della produzione di Albert Anker, una produzione che fu particolarmente apprezzata e che ha fatto dell’artista uno dei principali esponenti dell’arte svizzera della seconda metà dell’Ottocento.

Anker è stato un pittore ed illustratore, che è stato chiamato il “pittore nazionale” della Svizzera perché produsse rappresentazioni popolari sulla vita dei villaggi svizzeri nel del XIX secolo. Durante i suoi studi, produsse una serie di opere con temi storici e biblici, tra cui dipinti di Lutero e Calvino; quindi si rivolse a quella che sarebbe diventata la sua firma a tema: la vita quotidiana delle persone nelle comunità rurali. I suoi dipinti raffigurano i suoi concittadini in un modo semplice e senza pretese, senza idealizzare la vita di campagna, ma anche senza l’esame critico delle condizioni sociali che possono essere trovati nelle opere di contemporanei come Daumier, Courbet e Millet. Nel lavoro di Anker hanno una certa importanza anche le trenta e più nature morte che dipinse. Esse raffigurano composizioni sia rurali che urbane, nella tradizione di Chardin: la loro solidità realista riflette la visione di un ordine armonico e stabile del mondo che Anker aveva. Inoltre, Anker dipinse su commissione centinaia di acquerelli e disegni, per lo più ritratti e illustrazioni, attraverso scelte sottili nel colore e nell’illuminazione I motivi parrocchiali smentiscono l’apertura mentale, che invece traspare dalle sue lettere, verso la contemporaneità europea e la sua arte. Le sue opere fecero di Albert Anker il pittore di genere più popolare in Svizzera nel XIX secolo, e i suoi dipinti hanno continuato a godere di una grande popolarità grazie alla loro accessibilità generale. In effetti, quando era ancora studente, Anker riassunse il suo approccio all’arte come segue: “Si deve dare forma a un ideale nella propria immaginazione e poi si deve rendere questo ideale accessibile alla gente”. (Copyright delle opere: © SIK-ISEA, Zurich).

articolo pubblicato il: 16/03/2024