cronache
Israele non e' piu' la Terra promessa

L'insicurezza provocata dall'Intifada e dai kamikaze islamici e la conseguente recessione economica scoraggiano l'immigrazione in Israele; non solo, ma molti nuovi arrivati hanno rifatto le valigie. Da due anni a questa parte l'emigrazione e' maggiore dell'immigrazione.

Per Israele e' di fondamentale importanza che aumenti la popolazione ebrea, che attualmente rappresenta il 76,9 per cento dei sei milioni e 600mila abitanti. La Costituzione dello Stato riconosce a tutti gli ebrei della diaspora il diritto di immigrazione ma, dopo l'impennata verificatasi in seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, il numero degli arrivi sta scendendo a livelli sempre piu' bassi. Quest'anno gli immigrati sono stati solo il quaranta per cento rispetto ai numeri di tre anni fa, quando e' scoppiata la seconda Intifada.

Un quarto degli immigrati dagli Stati Uniti ha deciso di tornare negli USA, seguiti da ebrei di altra origine. Altra destinazione e' il Canada. Bisogna inoltre considerare che circa 760mila cittadini con passaporto israeliano vivono stabilmente all'estero.

Considerato anche il tasso di natalita' della popolazione palestinese, tra una ventina di anni gli ebrei saranno in minoranza. Il Governo spera di attirare un milioni di ebrei nei prossimi anni ma, viste le difficolta' economiche e il diffuso senso di insicurezza, e' impossibile che l'obiettivo possa essere raggiunto.