
opinioni e commenti Non possiamo restare indifferenti di fronte agli immigranti che fuggono dalla disperazione, lasciando la responsabilita' unicamente ai mezzi di salvataggio marittimo o ad altri organismi, delle tragedie che accompagnano l'immigrazione clandestina. La triste morte di almeno trentasei immigrati procedenti dal Marocco verso le coste di Rota (Cadice, Spagna), sembra che alla fine abbia scosso dal torpore il governo di Rabat. Il Re Mohamed VI ha annunciato la creazione di due organismi incaricati di perseguire le mafie dell'emigrazione: La Direzione Generale della Migrazione e l'Osservatorio della Migrazione. Vedremo quali risultati daranno queste istituzioni, ma quantomeno si prende nota, a livello ufficiale, di un problema che ha assunto, da molto tempo, i colori foschi della tragedia. Il funesto "contatore della vergogna", il funebre registro degli immigranti morti cercando di giungere in Spagna, segna gia' il numero di centotrentotto. Ma il fenomeno dei clandestini, la sorte infelice dei condannati all'esilio della disperazione, la legione di indocumentati chiamati a formare il "popolo della strada", non si limita ai marocchini che attraversano, sulle "carrette", lo Stretto di Gibilterra verso, molto spesso, la morta o la miseria. No, In questo mondo, socialmente ed economicamente globalizzato, l'emigrazione clandestina e' un fenomeno in espansione che concerne tutte le nazioni. Si potrebbe tracciare una carta geografica piena di ombre che coinciderebbe piu' o meno con la totalita' del Pianeta. Le semplici statistiche, nella loro matematica freddezza, non sono l'unico elemento da considerare. E' necessario fare l'esercizio mentale di comprendere che, dietro i numeri, si nascondono vite umane e morti umane, con le proprie storie personali, con le proprie speranze ed i propri fallimenti. Qualsiasi proposito di soluzione, o di alleggerimento, deve partire dalla considerazione della dignita' della persona e del riconoscimento dei suoi diritti fondamentali. Su questa base, la dignita' dell'uomo, si colloca il diritto all'"emigrazione", che sarebbe puramente teorico, come ha ricordato Giovanni Paolo II, se non fosse appaiato al diritto all'"immigrazione". No e' facile per gli Stati rispondere al cumulo di sfide che l'immigrazione comporta: economiche, sociali, politiche, culturali, religiose... In ogni caso, la strada per una soluzione non puo' passare unicamente attraverso l'indurimento delle leggi per gli immigranti, ancorche' sia necessaria una regolamentazione. La prevenzione dell'immigrazione clandestina per mezzo della cooperazione internazionale, nell'ordine di conseguire una maggiore stabilita' ed un maggiore sviluppo nei paesi piu' poveri, si profila come un cammino a percorso obbligato. Le mafie che si dedicano al traffico di esseri umani, che sfruttano la miseria e la disperazione - approfittandosi della necessita' di fuggire dalla fame e dalla mancanza di prospettive che sovrasta tanti giovani -, devono essere, in ogni caso, combattute con efficacia. Noi cristiani non possiamo restare indifferenti. Non siamo invano seguaci di Cristo, morto "fuori della citta'" (Ebrei 13, 12). Anche li', nell'immigrante clandestino, nel "sans papier", Gesu' ci viene incontro. Non possiamo scommettere su ingenue utopie, ma nemmeno confondere il realismo con l'abdicazione dai principi etici.
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