
editoriale Fra non molto tutti probabilmente potrebbero dire che l'impalcatura della casa della libertà non poteva reggere: le travi troppo sottili, il cemento di scarsa consistenza, il resto del materiale solo apparentemente valido, non erano in grado di sopportare il grande peso dei problemi irrisolti da decenni di un'Italia dalle strutture economiche, sociali e politiche troppo fragili. Le cose stanno proprio così? Nessuno può affermarlo con certezza, ma i sintomi ci sono tutti e gli scricchiolii si fanno sentire. Il 24 gennaio Forza Italia ha festeggiato il decennale di vita : un rinfrescato Berlusconi ha fatto di tutto per presentare un volto del partito altrettanto fresco e vibrante, rimaneggiando gli obiettivi politici con toni messianici, ma ancora con la spavalderia del '94, con qualche irriverenza in più, con alcune convinzioni in meno. Non ha presentato nuove icone partitiche, ma si è quasi celato dietro allegorie e allusioni degne di devozioni manierate. Non per nulla nella kermesse ha parlato solo lui rivelando quel che del resto era già evidente, cioè che il partito si fonda solo su di lui e sul suo carisma. Un antidoto ai veleni degli avversari non poteva non essere quindi la segnalazione entusiastica di un solo personaggio a lui vicino da sempre e quasi ispiratore della sua azione politica, Baget Bozzo e il ricordo sottinteso di un altro veggente nominato da poco coordinatore del partito, l'ex comunista Bondi: messi così insieme, un sacerdote cattolico e l'ormai similcardinalizio coordinatore, l'assemblea ha assunto tutti gli aspetti di un vecchio rito addirittura parasovietico. Era l'unica strada da percorrere? Forse sì perché Forza Italia non è un partito vecchia maniera, non ha (ancora) correnti anche se qualcuno corre per conto proprio. Ma i festeggiamenti per il decennale sono coincisi e anche un po' sono stati voluti per riportare in primo piano lo spirito originario del movimento in una contingenza che vede riaffiorare nelle altre parti della coalizione paure d'isolamento, difficoltà di apparire sulla scena politica, difesa dell'"immagine" del partito all'approssimarsi delle elezioni europee e amministrative di primavera. E anche qui luci e ombre sul successo dell'iniziativa berlusconiana, perché da ora agli appuntamenti primaverili le occasioni per distinguersi di fronte agli elettori certamente non mancheranno. La richiesta di una verifica dell'attività governativa e delle ragioni della maggioranza oltre che rievocare antiche liturgie della prima repubblica, è stata affrontata dallo stesso Berlusconi con un misto di fastidio e d'accondiscendenza. A Bossi è stato assicurato che il progetto di riforme istituzionali andrà avanti con il calendario firmato a suo tempo, ad AN sono state date le assicurazioni volute, in termini di scelte economiche e sociali. Fra i tre "contestatori" Fini sembra il più appagato anche se non completamente soddisfatto: d'altra parte un'eventuale defezione di AN, anche sottoforma di appoggio esterno, avrebbe portato al sicuro dissolvimento della maggioranza. Restava e resta caparbiamente in dissidio la componente postdemocristiana della CdL, un contrasto quasi su ogni argomento, una litigiosità quotidiana che non lascia molti spiragli. Berlusconi - ai suoi intimi- non nasconde (anche se è pronto a smentire tutto) il suo giudizio su Follini, ritenendolo presuntuoso, altezzoso, superbo e inafferrabile. Ma non dimentichiamo che il segretario dell'UDC è emanazione diretta del presidente della Camera e quindi le cose si complicano. Ma una mano al premier per tenere insieme le quattro componenti della Casa della Libertà la stanno dando le stesse opposizioni che non trovano certo facili strade per quell'unità neppure soltanto elettorale che potrebbe, forse, alla lunga farle vincere. Tutti si rendono conto, infatti, che una maggioranza così schiacciante del centro-destra sarà arduo riottenere una volta che le sinistre veramente unite raggiungessero il loro obiettivo. Forse neppure tra cinquant'anni.
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