
arte e mostre Sono esposte alla Galleria Arianna Sartori di Mantova in via Ippolito Nievo 10, in una affascinante esposizione curata dall’esperto di esoterismo Luigi Scapini, le colorite e affascinanti opere dell’artista veronese Nives Chieffo Filippini (22 dipinti ad olio su tela di cm 90x50 ciascuno) da sempre fortemente attratta dalla plasticità dei corpi e dagli artisti della prima metà del ‘900, con particolare amore per la metafisica ed il richiamo all’ordine di Casorati. Nella città scaligera ha conseguito diploma di 1° e 2° livello in pittura presso l’Accademia di Belle Arti, continua il suo percorso con il maestro ad artista Nicola Nannini. Fortemente attratta dalla plasticità dei corpi e dagli artisti della prima metà del 900, con un particolare amore per la metafisica ed il richiamo all’ordine, cerca di fissare con figure un po’ straniate, spesso manichini, situazioni senza tempo. “Certamente – come scrive il curatore della mostra, i tarocchi Visconti Sforza del 15° secolo hanno fatto scattare in Nives la magia dell’ispirazione, cosa che è successa anche a me all’inizio degli anni ‘70, quando mi sono messo a progettare uno dei miei primi mazzi, ne ho fatti più 20, il Medieval Scapini Tarot. Mentre io mi perdevo nei labirinti dell’esoterismo, Nives si è subito innamorata della purezza delle forme, tale purezza è messa in evidenza anche dai contrasti dei colori fra le figure e il fondo, che danno a queste immagini una dignità quasi sacra che ricorda le icone ortodosse. Ha cominciato con la Ruota della Fortuna, l’arcano 10, il cuore dei 22 arcani maggiori, proseguendo con Il Sole, arcano 19, nel quale ha riprodotto un gioiello che lei ama, ne Il Matto, Nives ha abbandonato la simbologia del misero dei Visconti Sforza, fondendo l’eleganza di certe maschere del carnevale con quelle dei buffoni di corte”. Diversi sono i livelli di lettura delle sue opere. Quando si parla di tarocchi, prendono subito vita inquietanti pensieri di esoterismo e divinazione, dal mago di strada sino a tenebrose società segrete. Si tende a dimenticare che l’uso dei tarocchi in pratiche magiche e/o religiose è cosa relativamente recente: solo verso la fine del Settecento vengono associati alla Cabala, alle scienze occulte. In realtà i tarocchi erano semplicemente un gioco di carte, che si diffuse in Occidente a partire dalla fine del Duecento. Alle carte normali - seme e numero - si aggiunsero i Trionfi, descritti poi con il nome Arcani Maggiori nei testi esoterici: siamo ormai nel Quattrocento, e l’affresco di Palazzo Borromeo a Milano dimostra come il gioco fosse divenuto parte delle attività ricreative delle raffinate corti dell’Italia settentrionale. È infatti ai mazzi superstiti della corte milanese che guarda Nives, in particolare quelli attribuiti a Bonifacio Bembo e alla sua fiorente bottega. Il pittore, attivo alla corte dei Visconti di Milano, fu tra i più noti esponeneti del periodo tardo-gotico; mentre a Firenze Masaccio aveva già affrescato la Cappella Brancacci, a Milano veniva portato all’estremo il gusto, ormai veramente internazionale, per una decorazione rutilante d’oro, che potesse ben rappresentare la ricercata e squisita, ma forse solo ideale, vita di corte. Mentre la pittura ad affresco strabordava di dettagli, le carte per loro propria necessità - misura e funzione - dovettero condensare tutta questa ansia decorativa: quelle giunte sino a noi sono oggetti quasi metafisici della loro densa semplicità. In particolare le figure dei Trionfi, elegantissime, si stagliano silenziose su un fondo eseguito a foglia d’oro lavorata con un punzone, creando un effetto che la mente associa tanto alle icone orientali quanto alle tavole toscane del Trecento, quelle senesi in particolare. Effetto tra il mistico e il religioso che emerge con forza nelle opere di Nives Chieffo Filippini, per associazione estetica più che per decisione esoterica. Come nelle carte di Bembo, linee di grande purezza definiscono le figure, singole, sicure di sé e della loro funzione: insieme al loro attributo sono sospese nell’oro. Sarà poi compito del collezionista deciderne la carica magica, di certo l’esecuzione ha poco da invidiare alle preziose opere viscontee del Quattrocento. articolo pubblicato il: 14/12/2025 |