il cinema di caino
"Primavera" (2025)
di Gordiano Lupi

Damiano Michieletto è un regista teatrale di talento, autore di messe in scena liriche e operistiche di grande valore, esperto di musica classica e raffinato compositore. Al cinema si ricorda per Gianni Schicchi (2021) - film tratto dalla famosa opera comica di Puccini - e adesso anche per questo convincente lavoro dal taglio teatrale, liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa. Il film è ambientato nel 1700, confondendo i piani di realtà e fantasia all’interno di un Pio Ospedale della Pietà che concede asilo a bambine abbandonate dalle madri, le avvia allo studio della musica e - in età adulta - le fa sposare con nobili veneziani. Protagonista è Cecilia (Insolia), giovane ospite dell’istituto, molto dotata per il violino e macerata nell’inutile attesa di una madre, che diventa l’allieva prediletta di Antonio Vivaldi (Riondino).

La vicenda vede il suo snodo fondamentale quando la ragazza viene promessa sposa dal Governatore (Pennacchi) al valoroso Sanfermo (Accorsi), ma lei vuole continuare con la musica, quindi perde la verginità con un garzone per farsi ripudiare dal nobile veneziano. Fermiamoci con la trama che subisce altri colpi di scena interessanti e sottolinea il grande anelito verso la libertà da parte di Cecilia, che abbandona l’attesa della madre per vivere finalmente la sua vita, qualunque essa sia. Primavera è sostenuto da una solida sceneggiatura di Ludovica Rampoldi che prende dal romanzo di Scarpa l’essenziale ma ne fa una cosa diversa. Colonna sonora a base di brani di Vivaldi che trasforma la pellicola in un contenitore musicale straordinario, gestito alla perfezione da Fabio Massimo Capogrosso.

La regia è solida e matura, Michieletto inquadra i primi piani dei protagonisti, gestisce dialoghi brevi ed efficaci, infonde una suspense narrativa a base di sequenze rapide, montate da Walter Fasano e fotografate da Daria D’Antonio con mirabile poesia. Venezia è la scenografia della storia - di per sé un set fantastico - ricostruita bene a livello di ambientazione storica e di costumi. Gli attori sono molto bravi, soprattutto Tecla Insolia - forse il suo miglior ruolo - che regge su solide spalle l’intera ossatura del racconto dando vita a un personaggio complesso, conteso tra l’amore per la musica, la passione intellettuale per Vivaldi e la speranza del ritorno della madre. Michele Riondino è un Vivaldi pavido, pare innamorarsi di Cecilia, intuisce in lei grandi doti, la nomina prima violinista, ma non fa niente per difenderla da chi vorrebbe modificare il suo futuro. Accorsi, Bellè e Pennacchi sono presenze interessanti ma meno determinanti nell’economia del film, mentre un buon ruolo se lo ritaglia Fabrizia Sacchi nei panni di una priora che decide sul destino delle ragazze.

Una pellicola drammatica in costume che non tradisce le attese, una piccola perla nel quadro di una produzione italiana mediamente deludente. Da non perdere.

Regia: Damiano Michieletto. Soggetto: Tiziano Scarpa (Stabat Mater, liberamente tratto). Sceneggiatura: Damiano Michieletto, Ludovica Rampoldi. Fotografia: Daria D’Antonio. Montaggio: Walter Fasano. Musiche: Fabio Massimo Capogrosso. Scenografia: Gaspare De Pascali. Costumi: Maria Rita Barbera. Trucco: Adele Di Trani, Marta Iacoponi. Produttori: Carlotta Calori, Nicola Giuliano, Marc Missonnier, Carlos Prada, Viola Prestieri. Produttore Esecutivo: Serena Filippone.Case di Produzione: Warner Bros Entertainment Italia, Indigo Film, Moana Films, Paradise City Sales. Genere: Drammatico, Storico. Durata: 110’. Interpreti: Tecla Insolia (Cecilia), Michele Riondino (Antonio Vivaldi), Andrea Pennacchi (Governatore), Fabrizia Sacchi (Priora), Valentina Bellè (Elisabetta Parolin), Stefano Accorsi (Sanfermo), Hildegard De Stefano (Laura), Cosima Centurioni (Marietta), Federica Girardello (Agnese), Chiara Sacco (Maddalena), Rebecca Antonaci (Caterina), Mirko Jarry (Federico IV di Danimarca).

articolo pubblicato il: 09/01/2026 ultima modifica: 15/01/2026