musica
Shoji e Cascioli in concerto

Mercoledì 6 maggio 2026 (Conservatorio, ore 20.30) ritornano all’Unione Musicale due interpreti di eccezionale raffinatezza – Sayaka Shoji, violinista tra le più sensibili della scena internazionale, e Gianluca Cascioli, pianista, direttore e compositore dalla solida carriera internazionale – che avevano incantato il pubblico dell’Unione Musicale nel loro concerto del gennaio 2024.

Definita dal Grammophone Magazine «una formidabile musicista, in grado di attingere ad enormi riserve tecniche e di raccogliere qualsiasi sfida le venga lanciata», Sayaka Shoji ha debuttato al Musikverein di Vienna a soli 14 anni e due anni dopo, nel 1999, ha trionfato al Premio Paganini di Genova, prima artista giapponese a ottenere il titolo nonché la più giovane concorrente di sempre. Attiva sia come solista con le più prestigiose orchestre mondiali, sia come camerista, Shoji è ammirata per il suono scolpito e profondo, l’arco sicuro e una musicalità che unisce rigore e intensità emotiva; «un suono – afferma la critica – capace di riempire lo spazio con calore e bellezza».

Shoji incide per Deutsche Grammophon dal 1999, cioè da quando Zubin Mehta la invitò a registrare con la Israel Philharmonic. Per la prestigiosa “etichetta gialla” nel 2015 ha completato la registrazione delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven proprio insieme al pianista Gianluca Cascioli. Nell’intervista rilasciata per Unione Musicale Sayaka Shoji ha dichiarato: «Incido per la Deutsche Grammophon dal mio primo album, all’indomani della vittoria al Concorso Paganini nel 1999. Naturalmente è stato un grande onore […] tuttavia il mio obiettivo è sempre stata unicamente la musica. Sono estremamente fortunata a poter fare musica con direttori d’orchestra e orchestre meravigliose e, soprattutto, a mantenere da 15 anni una collaborazione così preziosa con qualcuno che ammiro così tanto come Gianluca Cascioli. Dà significato alla mia vita di musicista».

Pianista, direttore e compositore torinese, Gianluca Cascioli, si esibisce all’Unione Musicale dal 1992 in qualità di solista e musicista da camera ed è apprezzato a livello internazionale per la profondità della sua lettura musicale e per un approccio interpretativo non convenzionale. In una intervista, rilasciata in esclusiva all’Unione Musicale, ha esplicitato la sua visione artistica: «Cerco – ha dichiarato – di svolgere onestamente il mio ruolo di interprete. Tento di avvicinarmi allo spirito di un’opera musicale per quello che la mia conoscenza e intuito possono permettere. Tento di essere fedele alle intenzioni e all’estetica dell’autore. Nel far ciò, può capitare che io mi allontani da uno stile interpretativo standardizzato, comunemente accettato: ciò deriva da un percorso di ricerca e non dal desiderio di produrre qualcosa di volutamente eccentrico (lungi da me!)»

Con il suo Stradivari “Récamier” del 1729, Sayaka Shoji eseguirà uno splendido programma che mette in relazione pagine lontane nel tempo, ma unite da un comune gioco di dialoghi e rimandi.

La serata inizia con la Sonata in fa maggiore K. 376 di Wolfgang Amadeus Mozart che appartiene al gruppo delle sonate viennesi del 1781 ed è un esempio perfetto di equilibrio, chiarezza e grazia. Superato il modello della “Sonata per pianoforte con accompagnamento di violino”, la scrittura mette in scena un dialogo serrato e luminoso tra i due strumenti, tra slancio melodico, leggerezza teatrale e finezza formale.

Al centro del programma si colloca la celebre FAE Sonata, opera nata nel 1853 come omaggio a Joseph Joachim, firmata a sei mani da Robert Schumann, Albert Dietrich e Johannes Brahms. Il titolo deriva dal motto personale del violinista, Frei aber einsam (“Libero ma solo”) e testimonia una stagione irripetibile del Romanticismo tedesco, in cui amicizia, ammirazione reciproca e fervore creativo si traducono in una musica intensamente espressiva, ora impetuosa, ora lirica, sempre animata da una forte tensione interiore.

Con la Tartiniana seconda di Dallapiccola il discorso si sposta nel Novecento, ma senza interrompere il filo dei richiami al passato. Dallapiccola guarda infatti ai temi di Giuseppe Tartini con fantasia e libertà, trattandoli come materia viva e poetica. Il risultato è una pagina di straordinaria raffinatezza, in cui frammenti, echi e gesti stilistici del passato vengono filtrati attraverso una sensibilità modernissima, dando vita a una scrittura elegante, mobile, ricca di colori e di allusioni.

Il concerto di chiude con la Sonata op. 78 di Brahms, una delle sue pagine cameristiche più intime e amate. Composta tra il 1878 e il 1879, la Sonata è attraversata da un lirismo raccolto e profondo, sospeso tra canto, nostalgia e meditazione. Brahms costruisce qui un rapporto tra violino e pianoforte di rara intensità: un respiro comune fatto di morbide continuità e di una scrittura che evita ogni esibizione per privilegiare l’interiorità.

articolo pubblicato il: 27/04/2026