il cinema di caino
"Boys" (2021)
di Gordiano Lupi

Davide Ferrario è un regista che ha delle idee, una personale concezione di cinema e una scrittura che non presta il fianco al commerciale, autore indipendente, fuori dalle regole del puro cinema di cassetta. Tra le cose migliori ricordiamo Guardami (1999), ispirato alla vita di Moana Pozzi, al suo attivo ci sono sceneggiature e romanzi, programmi televisivi e documentari. Nonostante tutto Boys non è certo il suo miglior film, la storia è fiacca, la sceneggiatura prevedibile, il contesto infarcito di luoghi comuni e situazioni già viste. Ferrario - anche sceneggiatore con Cristina Mainardi - racconta le esistenze di Joe (Paolini), Carlo (Storti), Bobo (Tirabassi) e Giacomo (Marcoré), famosi negli anni Settanta per aver fondato la band The Boys, che ancora cantano vecchie canzoni senza cedere il passo alle nuove mode. Joe viene operato di un tumore alla prostata, Carlo è un ricco notaio appassionato di chitarre elettriche, Bobo ha una compagna di trent’anni più giovane che pretende un figlio, infine Giacomo è sommerso dai debiti e s’inventa uno stratagemma per fare soldi con la vecchia musica. Luca, fratello maggiore di Giacomo, è una presenza del passato, alla quale ispirare la musica, dopo il suo inaspettato suicidio, con le canzoni scritte dal fratello.

La chiave di volta del film sta nell’invito da parte della manager del trapper JD (De Stasio) di utilizzare un vecchio successo (Per sempre) per farne una cover, in modo da far parlare ancora di The Boys e di un certo tipo di musica. Un cast interessante, da un silenzioso Marcorè versione drammatica che sfodera armi canore e da chitarrista, a un ironico Storti (orfano di Aldo e Giacomo), passando per l’eccessivo Tirabassi e un riflessivo Paolini, senza dimenticare Russinova, l’amica di Luca che torna dal passato. La cosa migliore del film è una straordinaria colonna sonora anni Settanta a base di pezzi scritti da Mauro Pagani - da sola vale la visione di un lavoro non risolto ma interessante - mentre il montaggio di Cormio e Sardo risulta troppo compassato (97’ eccessivi per le cose da dire) e la fotografia torinese di Pasquet abbastanza convenzionale. Tecnica di regia compiuta, dal piano sequenza al piano americano, annessi primi piani e carrellate struggenti di un lungo fiume cittadino e della campagna in autunno.

In definitiva tante buone intenzioni, portate avanti con molto compiacimento personale senza pensare al ritmo della pellicola, in una concezione cinematografica personale, sicuramente d’autore, che non concede niente al lato spettacolare. Visto su Rai 5, reperibile su Rai Play. Perso al cinema, anche se ce ne possiamo fare una ragione. Visto il quadro asfittico italiano, un prodotto valido, perché almeno presenta delle idee e una valida poetica letteraria.

Regia: Davide Ferrario. Soggetto: Davide Ferrario. Sceneggiatura: Davide Ferrario, Cristiana Mainardi. Fotografia: Emanuele Pasquet. Montaggio: Claudio Cormio, Crsitina Sardo. Musiche: Mauro Pagani. Case di Produzione: Lumiere & Co, Rai Cinema. Distribuzione (Italia): Adler Entertainmnet. Genere: Commedia: Durata: 97’. Paese di Produzine: Italia, 2021. Interpreti: Neri Marcorè (Giacomo), Marco Paolini (Joe), Giovanni Storti (Carlo), Giorgio Tirabassi (Bobo), Paolo Giangrasso (Steve), Saba Anglana (Miryam), Giorgia Würth (Federica), Linda Messerklinger (Angela), Zoe Tavarelli (Pamela), Francesca Olia (Cloe), Luca De Stasio (JD), Isabel Russinova (Anita), Mariella Valentini (dottoressa Pirovano).

articolo pubblicato il: 29/05/2026 ultima modifica: 04/06/2026