
libri Secondo un interessante e illuminante libro dello studioso salernitano Giancarmine Vicinanza (La Costituzione americana? È nata a Venezia, Supernova Edizioni, Venezia, 2026, prefazione di Giuseppe De Filippi) la Costituzione degli Stati Uniti è stata scritta ispirandosi al modello di governo della Repubblica Serenissima di Venezia: Thomas Jefferson, Benjamin Franklin, George Washington e gli altri Padri Fondatori avrebbero ricalcato il “modello” veneziano. È questa la tesi, ampiamente e puntigliosamente, supportata da documentazione d’archivio. Secondo la sua ricostruzione, il prestigioso trait d’union tra la Città Lagunare e il Nord America sarebbe stato il toscano Filippo Mazzei (Poggio a Caiano, Prato, 1730 – Pisa, 1816), medico, mercante, viticoltore, agente segreto, diplomatico, scrittore, politico e massone, che, quando si trasferì circa quarantenne a Williamsburg nello stato della Virginia ebbe modo di conoscere e frequentare Jefferson e James Madison, i quali sarebbero diventati rispettivamente il terzo e il quarto presidente degli Stati Uniti, mentre era nel vivo l’elaborazione della Carta Costituzionale che sarebbe entrata in vigore nel 1789, mentre al di qua dell’Atlantico scoppiava la Rivoluzione Francese. “Venezia era un’oligarchia illuminata, costruita su un sofisticato sistema di contrappesi istituzionali - scrive De Filippi nella prefazione -. Il Doge era una figura rappresentativa, imbrigliata da vincoli costituzionali ferrei: il Maggior Consiglio, Il Senato, il Consiglio dei Dieci, la Quarantia: ogni organo vigilava sull’altro”. Questo modello Mazzei l’ha inculcato nella testa di Jefferson e Madison. Le prove sono inoppugnabili, come dimostra un fitto carteggio rinvenuto nella residenza americana di Mazzei, il quale scriveva in una lettera a Jefferson del febbraio 1778, “la Serenissima, con la sua millenaria esperienza di governo repubblicano, offre lezioni che i vostri Stati Uniti non possono permettersi di ignorare. Il sistema dei contrappesi veneziani rappresenta a più raffinata architettura politica mai concepita dall'ingegno umano”. Alla quale rispose Jefferson: “Le vostre osservazioni sul modello veneziano mi hanno tenuto sveglio per tre notti di seguito. Vedo ora come la stabilità di una Repubblica non dipenda solo dalla virtù dei suoi cittadini, ma anche dall’ingegnosa disposizione delle sue istituzioni”. Anche Madison ne venne fortemente influenzato tanto che gli scrisse nel 1784 per ringraziarlo: “Le vostre spiegazioni sul funzionamento del Consiglio dei Dieci, e su come questo controbilanci il potere del Doge, mi hanno fornito la chiave per risolvere l’enigma che mi tormenta: come conciliare libertà e ordine, potere popolare e stabilità governativa”. Ad entrambi, nel 1786, Mazzei scriveva: La genialità veneziana non sta nella democrazia diretta, che rischia sempre di degenerare in tirannide della maggioranza, ma nel complesso sistema di elezione, rotazione delle cariche e controlli reciproci che impedisce a qualsiasi fazione di prevalere”. Lettera a cui Madison rispose: “Il vostro paragone tra il Senato veneziano e ciò che potrebbe diventare il nostro Senato federale è una rivelazione! Un corpo di saggi eletti indirettamente potrebbe effettivamente rappresentare il necessario contrappeso alle passioni popolari”. Insomma, sostiene Vicinanza che la Serenissima, “lontana dalla rigidità della struttura gerarchica romana, si inseriva in un sistema dinamico, dove il cittadino era chiamato non solo a rispettare le leggi, ma a prendere parte attivamente alla vita politica, esercitando il proprio diritto alla libertà”. Venezia, insomma, “non fu solo una città che mantenne in vita ideali rinascimentali, ma divenne anche una fonte di ispirazione per le future democrazie, custodendo e tramandando un patrimonio politico che travalicava il suo tempo e i suoi confini. La sua resilienza, la sua indipendenza e il suo equilibrio costituzionale sono l’essenza di un ‘mito’ che, ancora oggi ci invita a riflettere su come la libertà e la stabilità possano essere coniugate in un sistema politico”. Quindi quello che Montesquieu aveva teorizzato con la suddivisione dei poteri in esecutivo, legislativo e giudiziario, Venezia l’aveva messo in pratica molto prima e gli americani si ispirarono a quel modello”. Il volume – tra l’altro di piacevolissima lettura - afferma che l’eco della millenaria esperienza della Repubblica di Venezia, fondata sulla centralità dei bisogni e delle aspettative di cittadini rispetto alle ambizioni individuali e del “potere”, abbia fecondato le riflessioni dei fondatori degli Stati Uniti e la Città Lagunare viene rappresentata come un eccezionale “laboratorio segreto della democrazia rappresentativa in chiave moderna”. Tanto che anche John F. Kennedy. dopo due secoli, ebbe a riconoscere il contributo di Mazzei alla Dichiarazione d’Indipendenza, definendolo come colui che apportò “qualcosa di infinitamente più prezioso dell’oro: portò Venezia”. articolo pubblicato il: 02/05/2026 |