
copertina
Sono passati novanta anni (era il 1914) da quando con "Cabiria" di Giovanni Pastrone ebbe inizio il cinema modernamente inteso; quantomeno ebbe inizio il kolossal, che e' comunque il cinema piu' "cinema" , con le scene di massa e la ricerca di effetti speciali. In Cabiria c'era tutto cio' che oggi viene definito kolossal, a cominciare dalle innovazioni, come l'uso del carrello a seguire i personaggi, la panoramica, le scene di massa. C'era anche molto di piu', con la scelta di un soggetto di epoca romana, che ancora oggi attira spettatori (Il gladiatore), la creazione di una star nella persona di Bartolomeo Pagano, di professione camallo (scaricatore del porto di Genova) che dopo l'apparizione in Cabiria nel personaggio di Maciste interpretera' decine di altri film, sempre con lo stesso personaggio (negli anni sessanta del secolo appena trascorso un altro Maciste interpreto' diverse pellicole, sull'onda del successo di "Cleopatra", girato nella "Hollywood sul Tevere" con Elisabeth Taylor e Richard Burton). In Cabiria c'era gia' e non soltanto in nuce il cinema industriale. Giovanni Pastrone, il regista, aveva cominciato come contabile di una casa di produzione e del cinema non aveva una visione pionieristica, bensi' lo considerava in una prospettiva di costi e ricavi. Il soggetto era il romanzo "Cartagine in fiamme" di Emilio Salgari e le sceneggiatura di Gabriele D'Annunzio, due autori all'epoca di grande cassetta, le musiche del maestro Ildebrando Pizzetti. Come dire che "i capolavori si vedono nei dettagli". In realta' era la mano di Pastrone (che si firmo' Piero Fosco) ad amalgamare il tutto, piu' produttore che regista, come si usava e si usa nel cinema americano. Del romanzo di Salgari poco restava nel soggetto, la sceneggiatura era quasi completamente di Pastrone, essendosi limitato D'Annunzio (per la "modica" somma di 50 mila lire in oro) a battezzare i personaggi e a scrivere (forse) le didascalie. Anche la musica, in realta', era solo per un decimo di Pizzetti, la cosiddetta "sinfonia del fuoco"; il restante novanta per cento era opera di un oscuro maestro, Manlio Mazza, che naturalmente non appariva in locandina. Il successo fu planetario e grandi registi di kolossal hollywoodiani, come Cecil B. De Mille, non esitarono in seguito a dichiarare che Giovanni Pastrone era stato il loro maestro.
|