
cultura
Ernest Miller Hemingway
Figlio di un medico amante della caccia e della musica, e di una madre abbastanza religiosa ed altrettanto amante della musica, presto si allontanò da casa, viaggiando molto e facendo di tutto : sportivo, atleta, cacciatore, pescatore, soldato, giornalista, direttore di fattoria. Conobbe tre donne, divorziando due volte, e n'ebbe tre figli. Di profonda e vasta cultura, nel 1954 ottenne il premio Nobel per la letteratura. Nelle sue opere c'è tutto se stesso, tutta la sua vita. E' dell'idea che il mondo è come una tragedia senza senso, dove ognuno ha una parte da recitare, dove gli attori sono tutti degli sconfitti... Ognuno deve attenersi puntualmente al proprio codice di comportamento; è qui che risiede tutto il valore e tutta la dignità dell'uomo. Il resto è insignificante, o è menzogna. Non esistono verità assolute ed eterne. La verità è quella che lo è per ciascuno, quella che la particolarità della sua condizione e l'urgenza della sua azione gl'impongono. Verità relativa e molteplice, come diversi e molti sono gli uomini. Ed ecco il codice di comportamento. Ognuno ha il suo, e se l'osserva, tutto va bene; deve andar bene anche quando l'esito dell'azione è catastrofico. L'essenziale è attenercisi con tutta l'anima. Stare alle regole del gioco, ecco ciò che è importante. Comunque, con o senza codice, la vita, tragica com'è, è una sconfitta irrimediabile, perenne, in qualsiasi condizione e qualsiasi cosa l'uomo tenti. Da giovane ti butti nella mischia, ami la vita attiva, rischiosa, ti dai tutto. Ma di lì a poco, ecco la delusione e il turbamento. E scopri pure che conoscendo gli altri, li trovi marci nell'anima e nel corpo. E se poi ti imbatti nelle guerre, ti aspettano esperienze sconvolgenti dalle quali ripieghi con un senso dell'orrore e di nausea profonda. E allora, ti rifugi nella solitudine e nelle occupazioni pacifiche. E però, la solitudine non ti contenta e la pace acquista un sapore amaro come la guerra. E ricomincia il circolo. Le illusioni cadono, i piaceri, gli svaghi e i valori creduti intangibili fino ad ieri, tutto affoga nello stagno del nulla. Lo sport ? E' un diversivo per dare una scarica pulita all'istinto aggressivo e sanguinario dell'uomo. L'amore ? E' un intrigo, un sublime egoismo a due, che finisce nella disfatta o nella perdizione. Il corpo, addirittura, è un ostacolo per il raggiungimento dell'anima del partner. La religione ? E' uno stile, come tutti gli altri. Per i preti è il loro codice di comportamento; per i furbi, un affare che non li riguarda; per i semplici, una macchinetta per smaltire i dolori e le delusioni della vita. Cristo in croce ? Un inutile sacrificio. E' uno che si intestardisce a recitare fino all'ultimo il proprio ruolo; suscita pietà e ammirazione. La morte ? O è un facile espediente per togliersi d'impaccio, o un fatto terribile ma moralmente insignificante. La vita, quindi ? Assurda e violenta. O l'oppio o il sonno o l'azione febbrile ne possono tacitare i tumulti. Una riflessione finale. Hemingway, praticamente, non guarda più in là del suo naso. Si limita a constatare i fatti che lo circondano e basta. Per lui nessun valore si salva; e, fatto contro fatto, tutto è giustificabile, anzi giustificato in se stesso. Dimentica che l'uomo non è come i bruti, che non hanno coscienza. Nella coscienza dell'uomo oscuramente parlano gli appelli a un ideale di vita piena e felice. Certo, tutto appare sciagurato se l'uomo non riconosce che deve elevarsi dal temporale all'eterno, da una vita in gestazione a una vita pienamente formata. Hemingway ha messo in scena una tragedia che manca dell'ultimo e risolutivo atto. Si può passare un'intera vita a non capirlo, ma l'aspirazione profonda dello spirito dell'uomo è quella ad una vita per sempre ordinata e tranquilla.
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