
copertina Oggi sono in molti a dichiararsi liberali, anche tra coloro che fino a ieri professavano ideologie antitetiche al liberalismo, come il comunismo, il fascismo o il popolarismo cattolico. Ma i veri liberali sono ben pochi nel panorama politico attuale. Pochissimi, in realta', sono sempre stati per tutto il Dopoguerra e oltre, fino alla fine della Prima Repubblica. Si ritrovavano in quel PLI che, pur avendo avuto come padre nobile una personalita' come Benedetto Croce, ha sempre avuto (ad eccezione delle elezioni del 1963) un elettorato "di nicchia", come si dice degli acquirenti di certi prodotti da tutti esaltati ma da pochi acquistati. Giovanni Malagodi, del quale il 12 ottobre ricorre il centenario della nascita, avvenuta a Londra (era figlio del giornalista Olindo), per circa un ventennio ha guidato il Partito Liberale Italiano, prendendolo in mano all'indomani della scissione radicale di Bruno Villabruna e lasciandone la direzione quando la radicalizzazione della lotta politica degli inizi degli anni Settanta gli fece capire che non erano piu' tempi da gentlemen (gli succedette Agostino Bignardi, uomo, almeno apparentemente, piu' "tosto"). Malagodi e' oggi quasi del tutto dimenticato. Come padre fondatore italiano dell'Europa viene ricordato oggi il solo Altiero Spinelli, piu' politicamente corretto perche' di sinistra; come economista politico si cita Ugo La Malfa (altro grande "generale senza truppe") e mai Malagodi, nonostante i due abbiano appreso l'economia in quella grande scuola che fu la Banca Commerciale prima della guerra. La Commerciale costitui' anche il rifugio di quegli spiriti liberi che non volevano aggregarsi al carro allora vincente del fascismo, ma, chissa' perche', l'antifascismo di Malagodi non fa notizia. Fu anche Ministro del Tesoro per il breve periodo in cui, agli inizi degli anni Settanta, la DC rispolvero' l'alleanza con i liberali dopo un decennio di centrosinistra. Poteva nascerne qualcosa di importante, la dimostrazione che poteva esserci alternanza tra governi centristi e governi di centrosinistra (la centralita' della DC non poteva allora essere messa in discussione); un'intervista rilasciata da Mariano Rumor su un sentiero di montagna all'inviato di un settimanale pose fine bruscamente all'esperienza. Per risentir parlare di alternanza si sono dovuti aspettare vent'anni. E' difficile trovare tra i politici di oggi un erede di Giovanni Malagodi. Nei talk show e nei programmi di approfondimento giornalistico la sua "strategia della leggerezza" (quell'esporre le proprie idee amabilmente, contrastando l'avversario con il sorriso sulle labbra) sarebbe subissata dagli urli e dal periodare maleducato dei suoi oppositori. E' di adesso la discussione tra chi nel movimento liberale vorrebbe confluire nel Partito Popolare Europeo (il patron della Fondazione Liberal ed antico marxista Ferdinando Adornato) e chi, con il movimento Metodo Liberale, vi si oppone: il raffinato conversatore Vittorio Sgarbi. Effettivamente per il ricordo di Malagodi c'e' poco spazio.
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