
opinioni e commenti
Il terrorismo, come mostra il suo significato etimologico, ha per fine primario il terrore. L'obiettivo secondario - di carattere etnico, politico religioso, o qualunque esso sia - viene cronologicamente dopo quello primario e come conseguenza di quello. Il terrorismo non ha amici, a meno che per 'amici' non si intendano gli "utili idioti" (l'espressione è di Lenin) che, equivocando, sogliono sottacere la mostruosità del fenomeno o darle un'equivoca patente di legittimità facendone ricadere la colpa sull'Occidente e qualificandolo come 'resistenza'. Non ha amici - osservavamo - neppure tra la propria gente, che spesso è fatta oggetto di attentati indiscriminati od è vittima collaterale di operazioni contro 'l'aggressore'. Il terrorismo non ha rispetto verso nessuno: né i bambini, né gli innocenti, né le donne che per lungo tempo hanno lavorato in favore del popolo che dice di voler riscattare. Esso insomma non ha cuore, ma soltanto una mente. Questo fenomeno non è certo nuovo: la sua vera ed unica novità consiste infatti nella dimensione globale e planetaria che ha assunto. È comunque opportuno precisare alcuni punti chiave. Tutto il terrorismo del XXI secolo è di origine e matrice islamica, e se non ve ne è uno contrario di tipo cristiano una ragione ci dovrà pur essere, e questa ragione sarà in una differenza fondamentale tra le due religioni, che è inutile e fuorviante nascondere sia da parte dei politici che, purtroppo, da parte della medesima Chiesa cattolica. È inoltre una soluzione improponibile quella di ricercare la via diplomatica con gli stati islamici 'moderati': se essi acconsentissero a collaborare per combattere fattivamente il terrorismo, correrebbero il rischio di alimentarlo al proprio interno, e questa è una remora sufficiente a chiudere non uno, ma tutte e due gli occhi. Così imam, moschee, centri di studi religiosi ed università continuano ad alimentare l'odio contro tutto ciò che sa di cristiano, che per il terrorismo coincide con l'Occidente, e molta della manodopera dei vari gruppi proviene proprio dai paesi meno sospettabili. Un altro errore da evitare mi sembra quello di addebitare ogni forma di terrorismo ad Al Qaeda, come ad una sorta di Spectre di fleminghiana memoria. Certamente le varie correnti potranno essere ispirate, finanziate, collaterali od affratellate alla rete di Bin Laden (se è ancora vivo), ma il terrorismo - da quello ceceno a quello indonesiano - è un'idra non dalle nove, ma dalle mille e una testa. La grande prova della sfida terroristica all'Occidente avviene oggi in Iraq, dove si concentrano tra l'altro tutte le tattiche che altrove si presentano separate: dalle auto-bombe ai singoli kamikaze, dagli attacchi contro convogli militari al sequestro di persona. Che in quel paese agisca anche Al Qaeda è risaputo, e vi opera infatti Al Arkawi, uomo di fiducia di Bin Laden: ma quale può essere il fine di un terrorismo così variegato e tanto esteso? Mi sembra che, osservando con lucidità la situazione, e senza neppure sforzare molto l'intelligenza, l'obiettivo - almeno di quei gruppi manovrati da Al Qaeda - sia abbastanza scoperto: non soltanto il ritiro delle truppe della Coalizione, ma di ogni presenza dell'Occidente, persino di quelle umanitarie. A questo punto la regione cadrebbe in un'anarchia completa che favorirebbe l'instaurazione di un totalitarismo religioso ed integralista di tipo talebano. Ma questo a mio avviso è solo la prima parte del programma, che lo intuiscano o no i diversi movimenti terroristici che laggiù agiscono. Dopo l'Iraq verrebbe la volta degli altri stati filo occidentali del Golfo, primo di tutti l'Arabia Saudita, verso la cui monarchia è nota l'avversione di Bin Laden; e tutto ciò costituirebbe il primo passo per la ricostituzione di quell'impero islamico che è tanto caro ai fondamentalisti. Il progetto, se al fondo di tutto vi è un progetto, come io penso, è assai ambizioso e richiederà parecchio tempo. Ma il terrorismo non si lascia sgomentare né dai lunghi periodi né dal sangue necessario. Può infatti contare sull'isolamento degli Stati Uniti, sull'incapacità dell'ONU, sull'attuale debolezza della NATO e sul frazionamento dell'Europa, i principali ostacoli e nemici che sarebbero in grado di opporsi al disegno. Che questo disegno sia poi solo un sogno di menti 'malate' poco importa, poiché anche le utopie uccidono e sono in grado di provocare guasti terribili! L'Islam ha lanciato il guanto della sfida e noi non sappiamo ancora se raccoglierlo o far finta di niente. Sarebbe bene che i governi occidentali si preparassero ad una difesa comune, anziché litigare fra di loro, e che i nostri popoli cominciassero ad adattarsi psicologicamente ad un lungo periodo di tribolazioni.
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