
speciale libertà d'informazione e diritto all'ono
Un umorista francese, le Fourchadière, affermava sarcasticamente, appena 60 anni fa, che ci sono due professioni nel mondo che non richiedono preparazione: l'attività dei banchieri che giocano col denaro degli altri e l'attività dei giornalisti che giocano...con l'onore dei loro concittadini. Mi sembra che, a parte ironie o battute, tale giudizio rifletta due problemi che riguardano la professione giornalistica. La prima ha a che vedere con la mancanza di formazione specifica e di riconoscimento legale dei giornalisti fino a tempi recenti. La seconda, si riferisce alla percezione comune dello scontro abituale fra l'onore e le esigenze dell'informazione. Ci sarà sempre nella storia un conflitto fra il bene della reputazione dei cittadini e il bene
della libertà di critica politica -e non soltanto politica-. Entrambi beni giovano alla salute di un
regime democratico. Senza la libertà di critica il potere diviene facilmente tirannico, quando non
corrotto. Vale il giudizio di Churchill anche per quel tipo di critica che si spinge fino al ridicolo, a farsi beffa dei simboli e addirittura anche delle persone? Il cardinale Newman, che dovette subire le critiche, le ironie e anche le calunnie di molti suoi contemporanei per essere diventato cattolico in una cultura che scherniva i cattolici e che era piena di pregiudizi su di loro, restava zelante nel difendere la libertà di critica: In un paese libero come il nostro, non posso condannare che si ridicolizzino gli individui, chiunque essi siano; e sarebbe un giorno ben triste quello in cui si vietasse il ridicolo. Dal Lord cancelliere al primo ministro giù giù fino al ciarlatano o imbonitore più effimero che fa strabiliare il mondo con la sua impudenza assurda, cè da augurasi che possano essere tutti messi in ridicolo da chiunque decida di far loro il proprio bersaglio. E lunico modo per liberarsi facilmente e delicatamente di tante offese, imbrogli, seccature e follie; è lespressione più salutare dellopinione pubblica. Newman stesso fa buon uso della derisione per sconfiggere discorsivamente i pregiudizi anticattolici nel suo magistrale saggio. E, ammettendo che possa esserci una linea divisoria seppure sottile e difficile da tracciare, fra lammissibile e lo scorretto nel mettere in ridicolo la religione, si esime del compito di trovarla e conclude: non ho alcuna intenzione, se posso fare a meno, di proteggere gli uomini della religione sotto il mantello della sacralità della religione2. Vediamo qui allopera un salutare principio di correzione degli abusi e delle strumentalizzazioni della religione così presenti nella storia. Non bisogna dimenticare che il ridicolo sta alla argomentazione come lassurdo alla dimostrazione. Reboul riprende il celebre esempio del Trattato della argomentazione di Perelman e Olbrecths-Tyteca: Nel momento in cui, in un teatro di provincia, il pubblico si prepara a cantare La Marsigliese, un poliziotto sale sul palcoscenico per annunciare che è proibito tutto quanto non figura sul manifesto: «E lei, interrompe uno degli spettatori, è sul manifesto?». Si suole raccontare di papa Giovanni XXIII che quando gli chiedevano in quanti lavorassero in Vaticano, rispondeva di scatto: la metà.
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