cultura
Georges Bernanos
di Giuseppe La Rosa

G. BERNANOS
(1888 – Parigi – 1948)

Bernanos è uno psicologo e un moralista dall’occhio acuto e dal giudizio implacabilmente severo, crudele nel mettere a nudo le piaghe profonde del mondo. Ma lo fa con sincero amore.

Per Bernanos, la società, che ostenta il progresso e l’elevazione degli umili, e va a briglie sciolte verso il Bengodi della città terrestre, è in realtà un immenso ospedale di agonizzanti morali. Il piacere ch’essa vende a tutti a buon prezzo, e l’odio ch’essa nutre per il sacrificio e la croce non sono che un veleno di morte. Non giovano. Dietro il miraggio della felicità si celano la disperazione e la morte.

Bernanos ha fatto un quadro realisticamente cupo delle devastazioni del peccato.

Quale peccato è il più diffuso e che genera maggiore tristezza ? La lussuria. Intacca alla sorgente la vita dell’uomo. E’ una piaga che si nasconde dietro tutti i prestigi dell’arte. Il mondo si affanna nel ricercarla ma dovrebbe sapere che la maschera del piacere, spoglia d’ogni ipocrisia, è proprio quella dell’angoscia.

Altro peccato che fa agonizzare il mondo è l’oppressione dei bambini, che dai delitti dei padri vengono privati del diritto all’amore e all’affetto nella stagione in cui più se ne sente il bisogno, e il massacro organizzato della gioventù, la quale pone dei problemi a cui la società spesso non è in grado di rispondere, e pur tuttavia deve rispondere al richiamo delle guerre.

Altro peccato capitale è il disprezzo, l’orrore per la povertà. Bisogna diventare ricchi. Ma a che serve riempire a strabuzzo lo stomaco, quando contemporaneamente si vuota l’anima del pane della vera vita?

Altro peccato ancora. Il supremo rifiuto della speranza. Oltre il piacere dell’attimo fuggente, non c’è più nulla da desiderare, da sperare. La disperazione. Il più mortale dei peccati, e forse il meglio accolto e il più accarezzato.

Chi ha seminato questi peccati nel mondo? Il Nemico dell’uomo: Satana, che è tanto più presente ed efficace, quanto meno l’uomo moderno crede a Dio e Diavoli. E’ qui la radice dell’albero del male, eppure si cerca altrove, in creature incapaci per sé di far del male: forze della natura, istinti, abitudini, ecc. Gesù chiamò Satana principe di questo mondo. Non bisogna dimenticarlo.

Ma il cristiano ha innalzato la sua tenda sui monti della speranza. Puoi essere timido, pauroso, ossessionato dal pensiero della morte, però se ti rifugi in Dio, alla fine ne vieni fuori, vincerai tutte le fobie. “La vita è vuota e senza sapore se non vi mescoli un po’ di Dio”.

“Vuoi essere felice ? E allora devi vivere, lavorare e morire per il suo Regno, tenendo conto dell’età, della posizione, dei mezzi, della fortuna, dei gusti che ti ritrovi. E vedrai che non avrai paura di questa terribile morte.”

Bernanos ha sicuramente esagerato insistendo sul tema della paura e dell’agonia, sull’assunzione arbitraria del Getsemani a legge universale della vita di Gesù e dei Santi, sull’idea ossessiva delle debolezze anche dei buoni, sulla onnipresenza paralizzante del Maligno sulla terra. Dopo tutto, però, Bernanos stesso ci spiega la ragione di questo prendere a schiaffi i suoi nemici ed amici : l’amore inquieto, ansioso delle loro anime : “Quando sarò morto, dite ai regni della terra che io ho amato più di quanto non abbia osato dire”.