
speciale Miguel de Cervantes in mille parole
Cervantes creo', amo' e disprezzo' la letteratura in egual misura. Da ragazzo si senti' attratto dalla letteratura e aspiro' a farsi una reputazione coltivandola con una decisa vocazione di originalita'. Mai gli manco' la fiducia in se stesso, la convinzione che fosse capace di scrivere opere di gran lunga superiori a quante circolavano in lingua volgare; le commedie che scriveva nel 1592 volevano essere "tra le migliori (...) che sono state rappresentate in Spagna"; con le Novelle esemplari, non imitate ne' plagiate", si sentiva "il primo" nel dar forme al genere in castigliano, il Persiles doveva "giungere all'estremo della bonta' possibile". Aveva della letteratura un concetto non poco alto, ma non sacrale, e gli piaceva saggiare nuove strade, ma senza sperimentalismi a qualsiasi prezzo, cosciente di quali fossero i limiti dei "libri di intrattenimento", come i suoi, e di quanto fosse condizionato dal "desiderio di gloria" e di guadagno e dall'imperativo di assicurare il piacere della lettura. Mai volle, nonostante tutto, guadagnarsi il favore del pubblico a costo di tradire gli ideali estetici, che aveva fatto suoi da giovane assorbiti dall'Italia. Quando si avvicinava alla quarantina, porto' sui palcoscenici con buon successo "fino a venti o trenta commedie, che furono tutte recitate senza che gli venisse lanciato un cetriolo o altre cose" e non c'e' dubbio che lo fece coniugando "i precetti dell'arte" con una chiara volonta' di rinnovamento. "Arrivo' dopo il mostro del realismo, il grande Lope de Vega, e si innalzo' con la commedia comica". Torno' Miguel a scrivere alcune pièces, moderatamente aperte agli orientamenti del Fenix (Fenix de los ingenios = Lope de Vega n.d.t.), ma senza rinunciare al midollo del neoclassicismo. Nessun impresario fu interessato a metterle in scena. Non c'erano "uccelli nei nidi vecchi".
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