
speciale motori Ancora a metà degli anni Sessanta era abbastanza normale vedere per le strade la vecchia Balilla, che insieme alla piccola Topolino aveva rappresentato fin dagli anni Trenta il processo di motorizzazione di un Paese povero, in cui pochi potevano permettersi la macchina e pochissimi automobili che non fossero utilitarie. La Fiat 508, detta comunemente Balilla, fu lanciata nel 1932 in tre modelli, berlina, convertibile a quattro posti e spider a due. Inutile dire che la quasi totalità degli esemplari venduti era del tipo berlina. Per tutti i modelli il motore era di 995 centimetri cubici, per ventiquattro cavalli di potenza, con valvole laterali e carburatore a flusso discendente. Le marce avanti erano tre fino al 1935, quando furono portate a quattro ed i cavalli salirono a trenta. Avendo un motore di piccola potenza, tutto il peso era ridotto allosso, in una carrozzeria con le strutture portanti in legno che apparivano ai lati inferiori. Lauto non superava i cinquecento chilogrammi di peso. Come in molte macchine Fiat, fino agli anni Sessanta, le marce non erano sincronizzate, per cui il guidatore, per scalare, era costretto ad eseguire la cosiddetta doppia debragliata, ovvero un rapido dare, togliere e ridare gas nel momento del cambio di marcia, sincronizzando il cambio con i giri del motore. Quando per strada si udivano le arrotate significava che il guidatore non era esperto. La Balilla ebbe la sua successora nella Millecento, detta comunemente Mille e cento, a sua volta sostituita per qualche tempo dalla 124. Poi le cilindrate sono aumentate, per cui lattuale Fiat 500 ha un motore di cilindrata doppia rispetto allomonima auto di quaranta anni fa, mentre è più o meno come quello della Balilla.
|