
copertina La vicenda della nave dirottata (e poi ripresa dalle forze speciali francesi) dai marittimi còrsi in sciopero, al di là di come la realtà (la nave si chiama Pascal Paoli) possa in certi casi superare anche l'immaginazione di uno scrittore, resta emblematica di come, nell'Europa unita, certi "lupi" non perdano mai il vizio. Tutto ciò che dovrebbe rappresentare un sentimento acquisito in Francia non conta. In Italia, grazie a De Gasperi, gli altoatesini godono di privilegi sconosciuti ai mortali cittadini italiani, dal flusso continuo di denaro che esce dalle casse dell'odiata Roma a certe "piccolezze", come quella di non tener conto delle normative antincendio, per cui possono costruire bellissimi e pericolosissimi alberghi in legno o quella di andare a caccia "al fischio" anche in aprile. Ma una vasta autonomia è prevista anche per la Val d'Aosta, con l'insegnamento offerto in francese, anche se, a ben vedere, in valle si parla un dialetto franco-provenzale. Non parliamo della Spagna, dove le autonomie locali riescono ad imporre tutto ciò che vogliono, anche l'ufficialità delle loro lingue a livello europeo. Potrebbe essere una strada per tutti, anche per Martufello e il dialetto di Sezze. In Francia no. La grandeur gollista ed il centralismo napoleonico sono ancora i pilastri su cui si regge, evidentemente, tutta l'impalcatura dello Stato, se si ha paura delle rivendicazioni còrse, per cui di autonomia si parla a denti molto stretti, nella speranza che prima o poi tutti si sentano completamente e definitivamente francesi. Il provenzale, che ha dato all'Europa la poesia medievale e moderna e alla Francia un premio Nobel come Mistral, non viene preso assolutamente in considerazione, così come l'occitanico del Rossiglione. Per Parigi l'unico còrso che conta è il Còrso, tutti gli altri sono semplicemente francesi, per di piú meridionali ed economicamente poco sviluppati. Ma la storia della Corsica è una storia di lotta che diventa cronaca. Non sono passati molti anni da quando Mitterrand, con il tacito assenso delle autorità italiane, fece saltare in aria gli impianti di una radio in lingua còrsa che trasmetteva dalla Toscana e nemmeno moltissimi da quando, sulla scia dell'Algeria, anche in Corsica si tentava, con il generale Thomazo, di non voler "avere l'onore" di essere francesi. Sarebbe facile obiettare che la Corsica non è una Nazione e che la propria non è una vera lingua, trattandosi di un dialetto italiano di stampo più centrale che settentrionale. Lasciamo perdere. Quello che conta è che non ci si può riempire ad ogni momento la bocca con la parola Europa e poi agire come se questo termine fosse mozzo, solamente Euro.
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