medicina
farmacopea antica

Lo studio della farmacopea antica ci riserva grandi sorprese, o forse non tanto grandi e nemmeno sorprese.

La farmacopea più antica, manco a dirlo, è la cinese. Il compendio Pen Tsao Kang-mou, attribuito ad una codificazione fatta per ordine dell'Imperatore Shemmeng nel 2.697 A.C. contiene 8.160 formule, preparate con 1.871 sostanze del tipo di corno di cervo, pelo di tigre e carne di serpente.

A seguire furono gli egizi. Nei papiri di Ebers, del secolo XII A.C. e trovati a Luxor nel 1.873, ci sono più di mille ricette e ottocento droghe, quali oppio, marijuana, solanacee e alcolici.

Dal VI al XII secolo D.C. i rimedi che andavano per la maggiore in Europa erano la mummia d'Egitto ed il corno di unicorno, che non si sa dove venisse trovato. La Chiesa proibiva l'uso di molte piante ritenute diaboliche ed invitava a rivolgersi ai santi che proteggevano dalle varie malattie con preghiere, messe, offerte ed elemosine.

La Triaca Magna fu il rimedio più usato per molti secoli. Sembra che la formula fosse trovata da Andromaco di Creta, medico di Nerone, mentre alcuni storici affermano che fosse molto più antica e risalisse a Mitridate VI, Re del Ponto. La preparazione prevedeva rituali particolari. A Venezia nel VI secolo doveva essere fatta alla presenza delle autorità, a Bologna all'interno dell'Archiginnasio.

Molto diffusi, fino a tempi recenti, erano gli oli ed i balsami. Il Volpino era estratto dalle ossa di volpe e serviva per curare dolori alle articolazioni, gotta reumatismi e sciatica. Per combattere le punture di scorpione si usava olio di mandorla arricchito da un'infusione di scorpione bruciato vivo, ma il rimedio era anche considerato ottimo per dissolvere i calcoli renali (con introduzione dell'olio attraverso l'uretra) e per guarire l'otalgia.

Contro la paralisi era ottimo cucinare tre cuccioli di cane in un composto di erbe, ma altre affezioni prevedevano la carne di castrato, di vipera e di altri animali. Ancora nel Settecento era molto apprezzato il dente di cinghiale contro la pleurite, il grasso di cane contro la tubercolosi e lo sperma di balena per le altre affezioni toraciche.

La lepre era apprezzata fin dall'antichità per le sue virtù terapeutiche in una lista infinita di malattie. L'Olio di lepre si preparava macerando l'animale insieme a tre libbre di vermi, tre di olio d'oliva e mezza libbra di vino bianco. Altri animali considerati importanti per le farmacie di una volta erano l'alce, per le sue proprietà antiepilettiche, e il cavallo, le cui verruche, macerate nel vino per quaranta giorni, combattevano la litiasi e l'alcoolismo.

Ma la madre di tutte le sostanze mediche, per secoli, fu la mummia d'Egitto. Fin dai tempi degli Egizi alla polvere di mummia si attribuivano proprietà terapeutiche nei riguardi delle cefalee, l'amenorrea, la depressione, le coliche, l'asma, la tubercolosi e le disfunzioni sessuali.

La polvere di mummia era talmente richiesta che il mercato di Venezia, il più importante d'Europa, non riusciva a soddisfare tutte le richieste. Fu così che in Francia si cominciò a falsificarla; i "falsari" rubavano il cadavere di un giustiziato, gli toglievano il cervello e l'apparato digerente, lo facevano seccare al forno, lo salavano e lo aromatizzavano. Dopo lo avvolgevano in bende venute dal Medio Oriente e lo vendevano come autentica mummia egiziana.

La medicina non doveva essere, peraltro, molto avanzata nemmeno nell'Ottocento, se ancora figurava nella farmacopea ufficiale l'usnea, un muschio raschiato da un teschio di criminale impiccato con catene.

Evitiamo di parlare di certi rimedi spacciati come "miracolosi" al giorno d'oggi.