
attualità scientifica Secondo quanto riportato dalla rivista Nature, ricercatori dell'Università di Cornell vorrebbero reinserire grandi animali africani nel territorio degli Stati Uniti. Oggi si cerca di preservare la megafauna africana nel suo habitat naturale, ma 180 milioni di anni fa l'America del Nord costitutiva l'habitat naturale di animali di grandi dimensioni, per cui nulla impedirebbe di liberare animali africani in una zona degli USA. Durante tutto il periodo tra i 180 milioni ed i diecimila anni fa il Nordamerica era popolato da una variegata megafauna, compreso un tipo di cammello estinto da migliaia di anni. L'arrivo dell'uomo attraverso lo Stretto di Bering, circa tredicimila anni fa, provocò la scomparsa di numerosi animali, tra cui il ghepardo. La fine del ghepardo americano fece sì che l'antilope Pronghorn, l'unico animale meno veloce, sia pur di poco, del predatore, perdesse la sua peculiarità di correre veloce. Reimmettendo il ghepardo sul suolo americano si costringerebbe l'antilope Pronghorn a ricominciare a correre come facevano i propri antenati. Altri animali che potrebbero essere interessati dal progetto sono gli asini selvatici e gli elefanti, quest'ultimi sia africani che asiatici. Indubbiamente il progetto, se attuato, troverebbe numerose resistenze tra gli abitanti dei luoghi prescelti, nonostante si parli comunque di spazi immensi. A nessuno fa piacere trovarsi un predatore di una certa mole nelle vicinanze della propria abitazione o vederlo mentre attraversa una strada. Ma gli scienziati della Cornell sono convinti che, oltre alla dimensione più strettamente ecologica, il progetto avrebbe un notevole impatto anche sullo sviluppo dell'ecoturismo.
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