
storia Margaret Thatcher non deve il suo soprannome di "Lady di ferro" alla sola vittoria nella guerra delle Malvinas-Falkland, nel 1982, tre anni dopo essere stata chiamata, prima donna del Regno Unito, a risiedere al numero 10 di Downing street. La Lady diventò "di ferro" nel 1985, dopo la sua vittoria contro i minatori in sciopero, un braccio di ferro che portò alla fine del potere sindacale così come era andato affermandosi nel corso della storia dell'industrializzazione inglese. Fu messo con le spalle a terra, soprattutto, il sindacato dei minatori, tradizionalmente la punta di diamante del sindacalismo inglese per la sua storia ultracentenaria (la memoria di quel periodo è stata magistralmente fatta rivivere nel film Billy Elliot, che in realtà tratta dell'infanzia di un ballerino classico). La "guerra" ebbe inizio il 5 marzo del 1984, quando il governo annunciò la chiusura della miniera di Cortonwood, nello Yorkshire. Il giorno dopo il responsabile nazionale per le politiche carbonifere Ian MacGregor rincarò la dose annunciando che si trattava solo del primo passo di un'operazione che avrebbe visto la chiusura di venti miniere, con ventimila licenziamenti. In un certo senso si trattava di quello che il sindacato sperava, di approfittare di una questione economica per far cadere un governo conservatore (era accaduto nel 1974 con le dimissioni di Edward "Ted" Heath). Il sindacato rispose proponendo che nessuna miniera in cui potevano essere cercati nuovi filoni dovesse venir chiusa, il che significava che assolutamente tutte dovessero restare aperte, ed indisse lo sciopero della categoria. La Thatcher ritenne che il costo politico di uno scontro dovesse essere minimo, dato che le miniere si trovavano in zone tradizionalmente legate al partito laburista, per cui non cedette di un millimetro, anzi, si rallegrò che, rifiutandosi di lavorare, i minatori andassero nella sua stessa direzione, quella che le miniere non lavorassero. Si trattò di una guerra di logoramento. Pian piano l'opinione pubblica, dapprima favorevole in stragrande maggioranza ai minatori, cominciò a vedere il sindacato come uno strumento di interessi corporativi e contrario al bene del paese. Una frattura cominciò a manifestarsi anche all'interno del movimento degli scioperanti. Mentre nello Yorkshire, dove erano ubicate le miniere a rischio di chiusura, i minatori erano tutti compatti, nel Nottinghamshire, dove le miniere erano nuove e più produttive, sorse un movimento avverso al sindacato nazionale e a favore di un referendum sul proseguimento dello sciopero. Arthur Scargill, leader nazionale dei minatori, si rifiutò di indire la consultazione appoggiandosi ad una votazione del 1981 che autorizzava lo sciopero nel caso in cui fosse stata chiusa una miniera non completamente esaurita. La decisione fu molto male accolta dall'opinione pubblica, in quanto andava contro una tradizione ultracentenaria di consultazione della base sulle questioni rilevanti. Scargill fu accusato da più parti di essere antidemocratico. I capi sindacali speravano che il governo cedesse all'approssimarsi del rigido inverno isolano, perché non solo tutta l'industria pesante dipendeva dal carbone, ma anche il riscaldamento di milioni di case. Ma anche il clima andò contro i minatori. L'inverno 1984-85 fu il più caldo da almeno quindici anni a quella parte. Ma la Thatcher non stava a guardare le nuvole. Importò dalla Polonia e da altri paesi tanto di quel carbone che i prezzi crollarono. Una mano gliela dette anche l'amico Ronald Reagan, vendendo all'Inghilterra carbone e soprattutto petrolio a prezzi di favore. Alla fine dell'anno, malgrado le collette, le cucine collettive e i mille lavoretti inventatisi dalle mogli, i minatori erano in ginocchio. I puri e duri resistettero ancora qualche mese, ma nel marzo del 1985, esattamente un anno dopo l'inizio, lo sciopero fu ufficialmente chiuso. La Thatcher approfittò della vittoria e dello sviluppo dei giacimenti petroliferi nel Mare del Nord, recentemente scoperti, per far approvare una legislazione antisindacale (presa poi a modelli da diversi governi esteri) per cui nel Regno Unito da vent'anni a questa parte non ci sono più stati scioperi di una certa rilevanza. La Lady di ferro, in seguito, volle strafare, proponendo l'approvazione della Poll Tax, una tassazione che colpiva esclusivamente i ceti più poveri, ma fu costretta a lasciare Downing street.
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