
cronache Le immagini maggiormente rivelatrici degli attentati di Londra, nel luglio scorso, non sono state catturate da fotografi professionisti, bensì da passanti che si trovavano vicino all'autobus esploso e da passeggeri della metropolitana. Questi fotoreporter improvvisati hanno pubblicato le immagini sui blog o, i più avveduti, le hanno vendute ai giornali. Adesso esiste in Internet un portale dove ogni snapper (fotografo amatoriale) può mostrare ed eventualmente vendere i propri prodotti. Spy Media si pone l'obiettivo di creare alcune regole del gioco sia per i mezzi di diffusione di massa che per il semplice cittadino che vuole mettere in rete il proprio materiale. Spy Media non è stato però il primo a coprire il settore, perché già nello scorso luglio era stato lanciato Scoopt. Spy Media incassa un dollaro da ogni utente che vuole pubblicare una sua foto nel sito. Le immagini sono analizzate e devono contenere una descrizione dettagliata sul contesto in cui sono state prese. L'obiettivo dichiarato è di difendere i diritti degli utenti nei confronti di aziende che pretendono di diffondere contenuti senza chiedere il permesso, soprattutto quei siti che chiedono una sottoscrizione per accedere ai propri contenuti, quando in realtà si tratta di opere altrui. Google è stato ultimamente criticato per usare materiale protetto per il suo servizio di ricerca, ma già nel marzo scorso il gigante americano era stato attaccato dall'agenzia di stampa France Presse per violazione del diritto d'autore. Nel settembre scorso è stata la volta di Perfect 10, sito di intrattenimento per adulti, a denunciare Google perché utilizzava le rassegne grafiche del sito nel motore di ricerca.
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